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I tumori minacciano la fauna selvatica
Specie a rischio di estinzione a causa del cancro. Un ruolo dell'inquinamento ambientale |
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I tumori possono costituire una seria minaccia per la fauna selvatica.
È quanto ritengono i patologi della Wildlife Conservation Society di
New York che hanno per la prima volta elencato, in uno studio Nature
Reviews Cancer, le specie animali minacciate dai tumori.
Il problema era stato inizialmente sollevato dai conservazionisti alla
fine degli anni ’90, quando il diavolo della Tasmania (Sarcophilus
harrisii), ha subito un forte declino a causa del tumore facciale,
neoplasia oro-facciale che porta a morte l'animale impedendone
l'alimentazione. Nel 2008, il diavolo di Tasmania è stato inserito
nella lista delle specie in pericolo della World Conservation Union.
Altre specie minacciate dai tumori e a rischio di estinzione per questo
motivo sono il Tetraone di prateria di Attwater (Tympanuchus cupido
attwateri), un urogallo, e il Peramele nasuto di Bougainville
(Perameles Bougainville).
Molte specie che vivono in ambienti acquatici inquinati mostrano
un'elevata prevalenza di tumori. Il monitoraggio a lungo termine della
popolazione di beluga del Golfo di St. Lawrence in Canada ha rivelato
che il 18% dei decessi di questa popolazione è causato dal tumore
intestinale, la seconda causa di morte della specie. Un ulteriore 27%
di soggetti adulti trovati morti era portatore dì tumori. Gli
inquinanti che si sospetta abbiano effetto cancerogneo sui beluga di
queste acque sono gli idrocarburi policiclici aromatici, nota causa di
tumore anche nell'uomo. Anche i pesci bentonici di acque
industrializzate manifestano elevata frequenza di forme tumorali.
I tumori indotti da virus possono impedire la riproduzione di alcune
specie selvatiche. I leoni marini della California sono affetti in
misura crescente da tumori genitali. Anche i delfini oceanici, come il
lagenorinco scuro (Lagenorhynchus obscurus) e la focena spinipinne
(Phocoena spinipinnis) sono colpiti da carcinomi genitali. La tartaruga
verde è colpita dalla fibropapillomatosi cutanea e viscerale, causata
da Herpesvirus. Benché si tratti di un tumore virale, i carcinogeni di
origine umana possono esacerbarne gravità e prevalenza.
Secondo lo studio, esiste un numero di specie minacciate dal cancro in
natura per le quali non esistono dati. Per le specie in cui è possibile
quantificare il problema, questo è molto preoccupante.
L'articolo conclude sottolineando l'importanza di incrementare il
monitoraggio della salute della fauna selvatica al fine di chiarire le
cause dei tumori e salvaguardare la salute animale e umana. La
valutazione delle minacce dovute ai tumori nella fauna selvatica
richiede la collaborazione di biologi, veterinari e patologi, così come
il coinvolgimento di agenzie governative e internazionali. Ciò è
inoltre in pieno accordo con l'approccio One World-One Health volto a ridurre le minacce alla salute di uomo e animali.
“Wildlife cancer: a conservation perspective” Denise McAloose &
Alisa L. Newton Nature Reviews Cancer 9, 517-526 (July 2009)
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Fonte : Nature Review - Cancer |
Il comitato scientifico dell’EFSA incoraggia alternative alla sperimentazione animale
Il
comitato scientifico dell’EFSA ha sottolineato l’importanza di metodi
di valutazione del rischio nel campo della sicurezza di alimenti e
mangimi che non solo riducano al minimo l’impiego di animali utilizzati
a fini sperimentali e le sofferenze a cui essi sono sottoposti, ma che
conducano anche alla sostituzione degli esperimenti sugli animali. Il
parere pubblicato esamina lo stato dell’arte in materia di utilizzo
degli animali utilizzati a fini sperimentali nei vari campi interessati
dalle attività di valutazione del rischio dell’EFSA e propone strategie
che possono ridurre la necessità di studi sugli animali.
Il parere rileva che la sperimentazione animale va condotta in
osservanza alle linee guida approvate dalla Commissione europea, dalle
agenzie comunitarie o da altre organizzazioni internazionali come
l’OCSE. Esso raccomanda inoltre un confronto tra EFSA e Commissione
europea sui metodi migliori per affrontare l’inclusione di nuovi e
convalidati metodi di test nelle attuali linee guida, che siano basati
sulla sostituzione, la riduzione e l’affinamento delle sperimentazioni
sugli animali. Viene sottolineata, inoltre, l’importanza di una buona
comunicazione nel settore tra le varie agenzie che si occupano della
valutazione del rischio chimico.
“Il presente parere costituisce un riesame esauriente dei principi
guida sull’uso degli animali a fini sperimentali e sintetizza le
possibilità di sostituzione, riduzione e affinamento delle
sperimentazioni sugli animali nei vari campi interessati dalle attività
dell’EFSA. Auspichiamo che questo parere aiuti l’EFSA a sviluppare
ancora di più un approccio proattivo al benessere degli animali
nell’ambito delle sue attività di valutazione del rischio fondate su
solidi principi scientifici”, ha dichiarato il professor Vittorio
Silano, presidente del comitato scientifico dell’EFSA.
La maggior parte delle valutazioni del rischio condotte dall’EFSA
richiede dati sperimentali. Al momento non è possibile ottenere tutte
le informazioni e i dati necessari per assicurare un livello elevato di
protezione del consumatore senza il ricorso, almeno parziale, alla
sperimentazione sugli animali.
Il parere elenca i tipi di metodi alternativi alla sperimentazione
animale riconosciuti a livello internazionale e disponibili per vari
tipi di studi utilizzati nella valutazione del rischio (ad es. prove di
tossicità acuta, di irritazione cutanea e di irritazione oculare) e
indica che questi vanno usati in linea con la vigente legislazione
comunitaria[1] . Per quei settori in cui i metodi alternativi non sono
in grado di fornire tutti gli elementi necessari, come per gli effetti
tossici sulla riproduzione e lo sviluppo, il parere descrive strategie
di sperimentazione e valutazione del rischio integrate che possono
contribuire a ridurre la necessità di esperimenti sugli animali.
Il parere propone inoltre metodi per migliorare l’attuazione delle
pratiche di benessere animale nell’ambito del lavoro dell’EFSA. Il
comitato scientifico osserva che, in linea con la normativa comunitaria
vigente, i richiedenti che presentano fascicoli all’EFSA devono
utilizzare quanto più possibile metodi accettati che siano alternativi
alle sperimentazioni animali. Il parere evidenzia inoltre quanto sia
importante che nelle linee guida per i richiedenti, elaborate
dall’EFSA, l’uso di tali metodi trovi pieno riscontro. Il comitato
scientifico caldeggia inoltre la necessità, nel corso delle valutazioni
del rischio, di riesaminare tutti i dati esistenti prima di richiedere
studi aggiuntivi sugli animali.
Il parere rispecchia l’impegno dell’EFSA verso un continuo
miglioramento del benessere animale nella conduzione delle valutazioni
del rischio. Il comitato scientifico ha raccomandato all’EFSA di far
seguire entro tre anni dal parere un riesame dei progressi nel campo
delle alternative alla sperimentazione sugli animali.
See: Existing
approaches incorporating replacement, reduction and refinement of
animal testing: applicability in food and feed risk assessment
____________________________________ Note per i redattori
- Questo parere, elaborato dal gruppo di lavoro del
comitato scientifico dell’EFSA sul benessere animale, rientra in una
serie di iniziative assunte a livello nazionale, europeo e
internazionale (da parte di organizzazioni tra cui l’OCSE, l’OIE e
varie componenti dell’Unione europea) per promuovere alternative alla
sperimentazione animale e migliorare il benessere degli animali
utilizzati a fini sperimentali.
- Di recente, nell’aprile
del 2009, è stato siglato un accordo di cooperazione sulla validazione
di alternative alla sperimentazione animale dal Centro europeo per la
convalida di metodi alternativi (ECVAM), parte del Centro comune di
ricerca della Commissione europea, insieme a organismi equivalenti
degli Stati Uniti, del Canada e del Giappone.
- Nel 2005 il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sulla salute e il benessere animale (AHAW) ha adottato un parere sul benessere degli animali utilizzati a fini sperimentali
che ha preso in esame la capacità degli animali stessi di provare
dolore, sofferenza, angoscia o danni durevoli. Il parere conteneva
inoltre raccomandazioni volte a migliorare le condizioni di benessere e
a rendere meno crudeli i metodi di abbattimento.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Lucia de Luca, addetto stampa o
Steve Pagani, capo ufficio stampa
Tel: +39 0521 036 149
Email: Press@efsa.europa.eu
__________________________________
[1] Direttiva 86/609/CEE (attualmente in corso
di revisione) del Consiglio concernente il ravvicinamento delle
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati
Membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini
sperimentali o ad altri fini scientifici. Secondo una dichiarazione dell’OIE (Organizzazione mondiale per la sanità animale) appena pubblicata, il virus A/H1N1 responsabile dei casi di influenza suina in Messico e negli Stati Uniti non è ancora stato isolato negli animali, quindi non è giustificata la definizione di “influenza suina”. Sarebbe invece più normale, come in passato, chiamare l'attuale episodio epidemico "influenza nordamericana", sulla scorta dell'origine geografica. Si tratta di un nuovo virus che “contiene, oltre ai geni di origine aviaria, geni che derivano dall'influenza dei suini e umana" ha spiegato all''ANSA Ilaria Capua (Istituto Zooprofilattico delle Venezie), direttrice del Laboratorio di riferimento di Fao e Oie sull'aviaria. ''Degli otto geni del virus, soltanto due derivano dagli uccelli, mentre gli altri originano dai suini e dall'uomo. Caratteristiche, queste, che potrebbero rendere un'eventuale pandemia scatenata dal virus dei suini A/H1N1 piu' simile alle due pandemie meno aggressive, ossia l'Asiatica del 1957 e la Hong Kong del 1968''. Un virus diverso quindi dal “virus della Spagnola che aveva un'origine interamente aviaria che lo rendeva molto aggressivo”. ha osservato Capua. "Sono ragioni per un cauto ottimismo, ma questo – spiega inoltre - potra' essere confermato soltanto nei prossimi giorni, osservando l'andamento dell'epidemia''. Intanto, il Comitato d’emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato sabato che una revisione dei dati attualmente disponibili sull’epidemia di influenza suina negli Stati Uniti e in Messico evidenzia numerose lacune circa gli aspetti clinici, epidemiologici e virologici dei casi segnalati. Al 26 aprile (dati OMS), negli USA i casi confermati in laboratorio di influenza suina A/H1N1 sono 20, tutti con sintomi simil-influenzali lievi e nessun decesso. Agli esami preliminari, tutti i 20 virus sembrano avere lo stesso pattern genetico. In Messico i casi confermati in laboratorio sono 18 e i decessi sospetti sono 103. Anche circa la possibilità di trasmissione da uomo a uomo dell'influenza suina, in un documento informativo elaborato dal CDC (Centers for Disease Control and Prevention) sull'influenza suina si riporta come unico esempio un caso del settembre 1988 in cui da uno a tre operatori sanitari che avevano avuto contatti con una persona infettata durante una mostra suina presentavano lievi sintomi influenzali ed evidenza anticorpale di infezione con il virus dell'influenza suina.
L'influenza suina è una patologia respiratoria dei suini causata da un virus influenzale di tipo A che causa regolarmente focolai di influenza tra i suini. I virus influenzali suini non infettano normalmente l'uomo, tuttavia l'infezione umana è possibile. Alcuni casi di trasmissione da uomo a uomo di virus influenzali suini sono stati documentati. Tra il 2005 e il 2009, 12 casi tali di infezione umana con il virus dell'influenza suina sono stati segnalati negli Stati Uniti. Da marzo 2009, sono stati identificati numerosi casi confermati di infezione con un nuovo ceppo del virus dell’influenza suina (H1N1) negli Stati Uniti in altri paesi. Il virus dell'influenza suina classico (A/H1N1) è stato isolato per la prima volta in un suino nel 1930. Come tutti i virus influenzali, anche quello dell'influenza suina si modifica costantemente. I suini possono essere infettati anche da virus influenzali umani aviari. Quando i virus influenzali di specie diverse infettano il suino, può verificarsi un riassortimento genetico che dà luogo a nuovi virus misti suini, umani e/o aviari. Negli anni, sono emerse numerose varianti di virus influenzali suini. Attualmente, quattro sottotipi principali di virus influenzali A sono stati isolati nel suino: H1N1, H1N2, H3N2 e H3N1, ma la maggior parte di quelli isolati recentemente sono del sottotipo H1N1. Si sono verificati casi sporadici di infezione umana da parte dei virus influenzali suini, in gran parte in persone esposte a contatti diretti con i suini. Inoltre, sono stati segnalati alcuni casi di diffusione dell'infezione da una persona ad altre. Il virus dell'influenza suina non si trasmette con il cibo, ovvero mediante ingestione di carne suina o prodotti derivati. Il consumo di carne suina appropriatamente preparata e cotta è sicuro. I virus influenzali possono trasmettersi maniera diretta dal suino e all'uomo dall'uomo suino. La trasmissione da uomo a uomo dei virus influenzali suini può verosimilmente avvenire attraverso le secrezioni respiratorie. Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD mg.monzeglio@evsrl.it
(Trovate ulteriori informazioni a riguardo sul sito ufficiale della World Health Organization www.who.int/csr/disease/swineflu/en/index.html) L’Acquario
Civico di Milano e l’Istituto per gli Studi sul Mare vi invitano ad un
nuovo appuntamento dedicato al mare e ai suoi abitanti, il corso
monografico sui predatori marini. |
Il
Corso si svolgerà da mercoledì 13 maggio a giovedì 4 giugno e si
articolerà in 4 incontri serali che si svolgeranno presso le aule
didattiche dell'Acquario Civico di Milano. Tutti i partecipanti
riceveranno il materiale didattico e l'attestato di partecipazione
rilasciato da Civico Acquario e Stazione Idrobiologica di Milano e
dall'Istituto per gli Studi sul Mare. |
| Nel
corso delle lezioni potrete scoprire come il termine predazione possa
rivelarsi ricco di sfaccettature e di insolite prospettive. |


 | | In
fondo qualcuno ha anche sostenuto che le piante sono predatrici di luce
e questo da un punto di vista concettuale può anche essere vero.
Predazione non è, comunque, solo caccia. I primi anelli di tutte le
catene alimentari marine si devono all’interazione tra luce, piante ed
erbivori, spesso microscopici, ma non per questo meno agguerriti e meno
forniti di sistemi di cattura dei predatori di ordine superiore. Un
piccolo crostaceo di pochi centimetri può mangiare in proporzione più
di una mucca e a sua volta, insieme a milioni di propri simili, diventa
un boccone per una grande balenottera azzurra. Predare è un’arte
e per praticarla occorre fare ricorso a tutte le armi e agli infiniti
trucchi che la natura mette a disposizione del mondo animale a
iniziare, per esempio, dal mimetismo o dall’evoluzione di strategie e
mezzi di cattura raffinati che non trascurano nessun tipo di tecnologia
dalla meccanica alla chimica alla fisica. Infine, ci siamo noi, gli
uomini, i superpredatori del pianeta Terra. Dopo essere stato per gran
parte della sua storia una potenziale preda, l’uomo ha eliminato via
via tutti i suoi concorrenti dalle terre emerse e si avvia a fare lo
stesso anche in quelli marini, senza tenere conto che un simile
cambiamento potrà avere gravi ripercussioni sugli ecosistemi sommersi i
cui meccanismi ancora in buona parte ci sono ignoti. | | 

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| Questo
corso monografico si propone di offrire ai partecipanti un
approfondimento sul fenomeno della predazione nella consapevolezza che
una sua migliore conoscenza potrà renderci più attenti nelle nostre
scelte quotidiane. |
1° LEZIONE:
Mercoledì 13 maggio 2009- 20:30-23:00 Ecologia ed etologia della predazione - meccanismi generali e reti alimentari in mare - bilanci energetici ed equilibri - adattamento: differenze tra adulti e stadi giovanili; variazioni delle tecniche di predazione A cura di Angelo Mojetta 3° LEZIONE Mercoledì 27 maggio 2009 - 21:00-23:00 Grandi predatori - i pesci: relazioni tra forme del corpo e della bocca, colorazioni, atteggiamenti e tecniche - mammiferi - cenni a rettili e uccelli A cura di Massimiliano Bottaro |
| 2° LEZIONE Mercoledì 20 maggio 2009 – 21:00-23:00 Invertebrati predatori - strutture anatomiche - veleni e tossine - strategie e comportamenti A cura di Massimo Boyer
4° LEZIONE Giovedì 4 giugno 2009 – 21:00-23:00 L’uomo, il superpredatore - da preda a predatore - la pesca nella storia dell’uomo - l’uomo e il suo rapporto con le altre specie A cura di Massimiliano Bottaro e rappresentante di Slowfish |
Termine per le adesioni: mercoledì 13 maggio 2009 |
La quota per la partecipazione al modulo base è di 90,00 euro, per gli studenti 65,00 euro.
E'
possibile effettuare l'iscrizione direttamente in sede dal Lunedi' al
Venerdi' in orari di ufficio con preavviso telefonico allo 02.80.44.87
o inviandoci una mail specificando nell'oggetto "Iscrizione al corso monografico sui Predatori del Mare" | Un simpatico cavallo didattico a Lodi! (a cura del Prof. Francesco Ferrucci)
Cari lettori, sono Ter, un cavallo trottatore di dieci anni. Non tutti sanno quale sia il reale destino di noi cavalli sportivi nati in una nazione dove è ancora tradizione il consumo alimentare di carne equina. A tal proposito vorrei cogliere l’occasione per raccontarvi la mia triste storia che per mia fortuna ha avuto un inaspettato lieto fine grazie ai miei nuovi amici umani. La mia storia inizia dieci anni fa, quando ancora puledro scorrazzavo spensierato nei paddock assieme ad altri puledri come me, sotto la supervisione degli occhi amorevoli delle nostre mamme. Così è stato per lunghi mesi fino a che i responsabili dell’allevamento non hanno stabilito che era giunto il momento per me e i miei amici di dimostrare le nostre doti ancora celate, tramandateci dai nostri genitori. Infatti nel nostro sangue scorrono i geni di grandi campioni e a noi spettava il compito di rendergli onore. Così iniziarono giorni di duro lavoro, giorno dopo giorno alcuni dei miei amici se ne andarono, insieme ad altri invece iniziammo a fare le nostre prime gare; per noi, ormai giovani cavalli, era tutto un gioco, ma per chi ci gestiva non lo era assolutamente, noi dovevamo fare “i tempi” per poter continuare con il nostro gioco, se così non era ci si prospettavano poche alternative: le femmine se figlie di campioni potevano iniziare la loro nuova carriera di mamme oppure fare da “incubatrici viventi” prestando il loro utero ad altre cavalle ancora impegnate nella loro carriera agonistica; per noi maschi la faccenda si complica notevolmente perché alla maggior parte di noi spetta un destino infausto…il macello, solo pochi hanno la fortuna di intenerire il cuore di chi i cavalli li ama veramente e non ci considera solo una fonte di reddito. Io, Ter, posso dire di essere stato fortunatissimo perchè al finire della mia carriera sono riuscito ad intenerire non una sola persona ma una serie di persone molto speciali; da oggi la mia nuova casa è l’Ospedale per Grandi Animali di Lodi (distaccamento della Facoltà di Veterinaria di Milano). Il mio destino di cavallo da macello è stato cambiato grazie all’intervento del Preside Prof. Eugenio Scanziani e del Prof. Francesco Ferrucci, responsabile del reparto di Clinica Medica del Cavallo, dei loro collaboratori la Dott.ssa Enrica Zucca, la Dott.ssa Bianca Conturba, il Dott. Giovanni Stancari e degli studenti interni al reparto del Prof. Ferrucci, che si sono mobilitati per raccogliere i fondi per potermi acquistare, risolvere i vari problemi burocratici ed organizzare il mio trasferimento. Queste fantastiche persone sono venute a conoscenza della mia triste storia grazie ad un nobile uomo, commerciante di cavalli, che ha salvato tanti altri cavalli come me in precedenza, convinto che ci possa essere ancora un’alternativa alla macellazione; tanto che ha dirottato il camion che mi stava portando al macello verso casa di Monica, una studentessa di veterinaria che collabora con il Prof. Ferrucci. Dopo alcuni giorni trascorsi a casa di Monica, in compagnia dei suoi quattro cavalli, il 4 novembre ’08 sono stato trasferito nella mia nuova casa dove ho iniziato la mia nuova carriera, quella di cavallo didattico. Con me gli studenti potranno imparare a visitare, ovviamente non arrecandomi alcun dolore e rispettando tutte le mie esigenze di cavallo (chi meglio di un veterinario può capire di cosa avrò bisogno?), ma soprattutto mi coccoleranno e vizieranno come nessuno all’infuori della mia mamma aveva fatto. Una sola cosa vorrei ancora dire: GRAZIE NUOVI AMICI ! Ter il cavallo
 
Roma, 9 novembre 2008
Delegazione regionale SIVAE-SCIVAC Lazio
Medicina e chirurgia del coniglio e del furetto: principali malattie infettive, protocolli vaccinali e casi clinici chirurgici
Relatore: Massimo D'Acierno
www.sivae.it/delegazione_Lazio_08.pdf Aperitivi Scientifici
Un’occasione per parlare di scienza e conoscenza
Acquario Civico di Milano ore 19.00, ingresso libero fino ad esaurimento posti

14 Ottobre - Diversità di specie ed habitat e diversità di funzioni ecologiche del Delta del Po.
Ireneo Ferrari, Università degli Studi di Parma.
29 Ottobre - Problematiche di gestione delle acque in una riserva naturale, il caso di Bosco Fontana.
Franco Mason, Corpo Forestale dello Stato, CNBF.
4 Novembre - Mondi nuovi: cambiamenti nella biodiversità nelle nostre acque dolci e marine.
Angelo Mojetta, Ricercatore Associato, Acquario Civico di Milano.
11 Novembre - Cambiamento del pescato nei mercati ittici. Renato Malandra, Mercato Ittico, Milano.
1 Dicembre - Biodiversità e specie alloctone senza confini. Anna Occhipinti, Università degli Studi di Pavia.
Acquario civico di Milano Viale G. Gadio, 2 MM Lanza Linee di superficie: 3 4 7 12 14 45 57 61 Per informazioni: Tel. 02.884.65.750 www.acquariocivicomilano.eu
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SECONDO INCONTRO SIVAE 2008
Palazzo Trecchi – Cremona
27-28 settembre 2008
ORTOPEDIA NEGLI ANIMALI ESOTICI
PROGRAMMA SCIENTIFICO | | Mangimi non adatti causano patologie ai conigli
L'associazione di consumatori "CODICI" avvia la prima "class-action" e chiede il ritiro immediato dei prodotti dal commercio. Numerose segnalazioni da parte dei consumatori sono arrivate all'associazione CODICI in riferimento a presunti danni causati ai conigli da compagnia dai mangimi commercializzati dalle più grandi multinazionali. Il coniglio è un animale "strettamente erbivoro" che trova nel fieno, nell'erba, nelle verdure il suo sostentamento ideale. Erba e altre piante di campo (trifoglio, tarassaco, ecc), oltre a fieno di buona qualità sono gli alimenti più adatti alla sua fisiologia. Pertanto, il mangime, per avere le caratteristiche adeguate a salvaguardare la salute del coniglio, deve essere fatto solo con erbe, fieno e vegetali e non deve assolutamente contenere semi, granaglie o cereali. Tutti gli alimenti confezionati che ne contengono, infatti, sono causa dei problemi di salute dei conigli. Queste miscele sono solitamente utilizzate per l'allevamento dei conigli "da carne" con il fine di garantire una rapida crescita e l'ingrassamento dell'animale, la cui vita è di breve durata, quindi non viene ritenuta importante la sua salute a lungo termine, ovviamente. Tra le principali cause di questa errata alimentazione, si rilevano gli ascessi dentali che richiedono interventi chirurgici di asportazione e drenaggio e conseguente terapia antibiotica, fonte di grande sofferenza per gli animali. Sul sito de "La voce dei conigli" si puo' leggere una testimonianza di questa situazione, nel racconto La storia di Birba. Il segretario nazionale dell'associazione CODICI commenta: "Poiche' tale dannosità è direttamente riferibile ai prodotti commercializzati, il CODICI, con una nota al Ministero della salute e al Ministero dello sviluppo economico, invita all'immediato ritiro dal commercio dei mangimi per i conigli e chiede un risarcimento danni nei confronti dei soggetti danneggiati da tale prodotto e da noi raccolti". In caso contrario, il CODICI avvierà una azione collettiva risarcitoria, nonché le ulteriori azioni a tutela degli interessi dei consumatori e dei loro animali.
Cosa puoi fare tu
Se hai adottato un coniglio, l'hai nutrito con questi mangimi inadatti e il coniglio si è per questo ammalato, puoi mandare la documentazione all'associazione CODICI per partecipare alla class-action. E' tutto gratuito, non dovrai pagare nulla. Se anche non hai le ricevute del veterinario che attestino la malattia del coniglio, non importa, per intanto manda la tua adesione.
Scarica il modulo e invialo a: classaction@codici.org CODICI - Animali da Affezione Viale Guglielmo Marconi, 94 00146 Roma Fax 06.55307081
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La visita clinica e la medicina comportamentale:
consigli pratici per migliorare l’approccio clinico nei
nuovi animali da compagnia
Domenica 30 marzo 2008
Cassano d’ Adda | |
08.30 Registrazione dei partecipanti e verifica presenze
09.25 Saluto ai partecipanti del Presidente, presentazione del relatore ed inizio dei lavori
09.30 La visita clinica del coniglio: come gestirla nel rispetto del paziente e che consigli offrire al proprietario sull’educazione e la prevenzione delle patologie del comportamento
11.00 Pausa
11.30 La visita clinica degli psittacidi: come gestirla nel rispetto del paziente e che consigli offrire al proprietario sull’educazione e la prevenzione delle patologie del comportamento
13.00 Spazio per eventuale relazione commerciale (nel caso non si svolga la relazione il programma nel pomeriggio sarà anticipato di mezz’ora)
13.30 Pausa
14.30 La visita clinica del furetto: come gestirla nel rispetto del paziente e che consigli offrire al proprietario sull’educazione e la prevenzione delle patologie del comportamento
15.30 Pausa
16.00 Casi clinici: cosa succede se manca la prevenzione
17.00 Test di valutazione dell’apprendimento e discussione finale
17.30 Consegna degli attestati di partecipazione e termine della giornata
Obiettivi: Fornire i mezzi pratici, sia ai veterinari che si occupano quotidianamente di nuove specie da compagnia che ai "frequentatori occasionali”, che permettano di migliorare l’approccio al paziente, la degenza e la visita clinica di specie complesse e delicate da gestire. Offrire infine una base di conoscenze adatta a rispondere alle numerose domande dei proprietari sul comportamento di queste specie. Per questo motivo verranno trattate le specie che più frequentemente vengono portate in visita: coniglio, furetto e psittacidi. Ciascuna relazione verrà accompagnata da filmati che mostrano sia la visita clinica nel rispetto delle esigenze etologiche del paziente che le tecniche di educazione nelle diverse specie.
Dove: Dopolavoro - Via Pila, 11 20062 Cassano d’ Adda
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PRIMO INCONTRO SIVAE 2008
Palazzo Trecchi – Cremona
1 – 2 Marzo 2008
Endocrinologia negli animali esotici | | Coordinatore Massimo D’Acierno
PRIMO GIORNO 08.30 Registrazione dei partecipanti e verifica presenze 09.00 Saluto ai partecipanti del Presidente, presentazione dei relatori ed inizio dei lavori 09.15 Dismetabolismo del glucosio nelle specie esotiche: analogie e differenze con gli animali domestici “convenzionali” - Andrea Bassani 10.00 Il metabolismo del calcio/fosforo negli animali esotici (Dr.ssa Ketti Meneghin) 10.45 Pausa 11.15 Il sistema endocrino di pesci e anfibi: differenze d'interesse clinico - Gianpiero Nieddu (Pesci) – Carlo Paoletti (Anfibi) 12.00 Anche i rettili hanno un sistema endocrino e delle endocrinopatie - Carlo Paoletti 12.30 Pausa pranzo 13.30 ASSEMBLEA DEI SOCI CON ELEZIONI 15.30 Le malattie endocrine degli uccelli legate a surreni, tiroide e ormoni sessuali - Lorenzo Crosta 16.30 Pausa 17.00 Diagnosi e terapia delle endocrinopatie di roditori e lagomorfi - Dr. Alessandro Melillo 17.30 Test d’apprendimento e valutazione della giornata
SECONDO GIORNO 8.30 Registrazione dei partecipanti e verifica presenze 9.00 Malattie endocrine del furetto - Paolo Selleri CASI CLINICI INTERATTIVI 10.00 Cecità improvvisa in una coniglia - Giuseppe Visigalli 11.00 Pausa 11.30 Discussione finale o casi clinici 12.30 Test d’apprendimento e valutazione della giornata – consegna degli attestati La Nefropatia Familiare del cocker
Introduzione
La nefropatia familiare del cocker è una malattia autosomica recessiva, riconosciuta nella razza da più di 50 anni. La Nefropatia è una forma di "nefrosi ereditaria" (ndr. Per nefrosi si intende qualsiasi processo degenerativo del rene e, in particolare, le lesioni degenerative dei reni senza infiammazione, cioé senza una nefrite vera) che si riferisce ad un gruppo di malattie gromerulari che sono in relazione con difetti genetici del collagene. I problemi dovuti alla Nefropatia Familiare del cocker compaiono tra i 4 e i 6 mesi di età. I sintomi clinici includono polidipsia (sete eccessiva), poliuria (urinazione eccessiva), perdita di peso, poco appetito, vomito o diarrea. Questi sintomi sono gli stessi di qualsiasi problema inerente ad un malfunzionamento renale. Struttura Il rene è un organo composto da centomila piccole strutture funzionali chiamare nefroni, ognuno dei quali è costituito da un glomerulo e un tubulo. Il sangue arterioso fluisce nel glomerulo, dove viene separata una gran parte della frazione non cellulare che, a sua volta, fluisce poi attraverso il tubulo. Le pareti di questo costituiscono un vero e proprio filtro attivo, che ha il compito di prelevare da questo liquido le sostanze che dovranno venire recuperate e non espulse con l'urina, che rappresenta invece ciò che sgorga dalla porzione finale del tubulo e si raccoglie prima nel bacinetto renale e quindi nella vescica. I cani affetti da Nefropatia Familiare hanno un difetto genetico nei glomeruli. Questo difetto glomerulare è dovuto alla carenza di un certo tipo di collagene la cui funzione è quella di sostenere la struttura del filtro. Come risultato di questo difetto nel collagene, nasce una reazione a catena. Una volta che i glomeruli cominciano a perdere la capacità di esercitare la propria funzione, le proteine del sangue scappano dal filtro nell'urina. L'anormalità del glomerulo produce un conseguente danno anche del tubulo, e successivamente provoca la distruzione dell'intero nefrone. I nefroni seriamente danneggiati o distrutti non possono essere rimpiazzati. Il nefrone serve per mantenere il sistema di eliminazione dei residui del corpo, è un maestro della compensazione. Quando muore un nefrone, un altro svolge il suo lavoro. Nel corso della vita, continua il lavoro di compensazione e il numero di nefroni funzionanti è fortemente ridotto. Quando il 75% dei nefroni è distrutta, si instaura l'insufficienza renale. La malattia è graduale e progressiva, i cani che ne sono affetti non mostrano sintomi se non quando lo stadio della malattia è già avanzato. L'insufficienza renale cronica I cocker affetti da Nefropatia familiare nascono con uno sviluppo normale dei reni. A causa della già citata carenza di un certo tipo di collagene, i reni cominciano a deteriorarsi quando i cuccioli hanno pochi mesi. Quando il danno gromerulare si evolve, i reni inizialmente cominciano a permettere che le proteine finiscano nell'urina (proteinuria). Normalmente, mentre la proteinuria è persistente, l'indice di crescita dei cuccioli rallenta. Una volta che la proteinuria si è instaurata, i reni iniziano a perdere la capacità di concentrare le urine e di espellere quindi i prodotti di scarto, come urea e creatinina. A mano a mano che ciò succede, l'insufficienza renale peggiora. La sequenza degli eventi è sempre la stessa, ma il ritmo della progressione della malattia varia per motivi che non sono ancora stati chiariti. E' difficile stabilire un'età in cui siano visibili i diversi stadi della malattia. Ad esempio, la proteinuria si instaurò a cavallo tra i 5 e gli 8 mesi di età in tre cuccioli che furono studiati. Non è possibile però dire che 3 cani siano rappresentativi di tutti i soggetti affetti da NF; nessuno può dirsi sicuro di quando i cani affetti da NF mostreranno i primi segni di proteinuria. Si sospetta però che, tutti o almeno la maggioranza di essi, mostreranno proteinuria prima dell'anno di età. L'insufficienza renale si comincia ad instaurare tra i 6 e i 12 mesi. Sintomi clinici Un modo per identificare un cucciolo affetto da NF è con l'osservazione. Allevatori e proprietari possono guardare l'evacuazione dei propri cuccioli, controllando regolarmente il colore dell'urina. La migliore è l'urina della mattina (assumendo che però il cucciolo non abbia avuto acqua a disposizione nel corso della notte) che è molto colorata, indice di una elevata concentrazione. Un cucciolo che mostra sintomi di urina non concentrata, è consigliabile che vada dal veterinario per un test completo delle urine, che comprenderà fra il resto la verifica del peso specifico e la quantificazione delle proteine presenti. Le proteine possono essere controllate anche utilizzando uno stick che cambia colore e che viene poi paragonato con una scala colorimetrica di riferimento; ciò serve a valutare anche altri parametri oltre alla proteinuria. Un cucciolo con un peso specifico urinario basso e che mostra anche un eccesso di proteine urinarie dovrà essere testato con altre analisi. Un test più specifico è il rapporto tra creatinina urinaria e proteine urinarie: ciò fornirà una stima migliore della quantità di proteine presenti nell'urina. Un biochimico completo e delle analisi approfondite serviranno per identificare altri problemi urinari che potrebbero presentarsi. Un valore positivo di proteine non necessariamente significa che il cane ha una insufficienza renale e/o è affetto da NF, ma è l'indicatore che servono delle analisi più approfondite, ricordando comunque che non tutti i casi di insufficienza renale in età giovanile sono riferibili ad NF, anche se i sintomi sono gli stessi.
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Findings
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Abys- sinian
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Basenji
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Cocker
Spaniel
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Doberman Pincher
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Lhasa Apso/
Shih Tzu
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Norwegian
Elkhound
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Soft Coated Wheaten
Terrier
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Standard Poodle
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age at presentation
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1-5 yr
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1-5 yr
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0.5-2 yr
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1-2 yr
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8 wk-2 yr
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1-5 yr
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1-5 yr
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0.5-3 yr
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0.25-2 yr
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sex predisposition
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Fe > M
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none
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none
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none
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none
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none
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M > Fe
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None
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anorexia
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X
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X/?
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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lethargy
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X
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X/?
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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polydipsia/polyuria
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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stunted growth
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X
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X
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X
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vomiting/diarrhea
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X/?
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X
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X
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X
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weight loss
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X/?
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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physical examination
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bone deformities
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X
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X
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X
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X
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X
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hypertension
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X/?
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X/?
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ocular lesions
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X
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X
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small kidneys
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X/?
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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laboratory abnormalities
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anemia
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X/?
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X/?
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X/?
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X/?
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X/?
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X
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X/?
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X/?
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azotemia
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X
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X/?
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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hyperphosphatemia
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X
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X/?
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X
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X
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X
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X
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X
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X
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hypercalcemia
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X/?
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X/?
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X/?
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X/?
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hyper-cholesterolemia
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X
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X
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isosthenuria
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X
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X
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X
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X
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cylindruria
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X
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proteinuria
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X/?
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X
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X/?
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X/?
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X
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X/?
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X
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glucosuria
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X
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X/?
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X/?
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X/?
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X/?
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X
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pyuria
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X/?
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X/?
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crystalluria
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X
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Come appare chiaro dalla tabella, l'insufficienza renale risulta evidente anche dagli aumenti significativi di alcuni parametri ematici, come la BUN (urea), la creatinina ed il fosforo. Stadio finale Generalmente, una volta che la BUN supera i 120 mg/dl, al cane restano solo poche settimane prima che la malattia raggiunga dei livelli critici, con sintomi tipici della insufficienza renale: a causa della nausea il cane non si alimenterà o spesso finirà per vomitare. Potrà andare avanti 2 o 3 giorni senza mangiare, perdendo molto peso. Berrà quantità enormi di acqua e urinerà sempre di più. Alcune volte salirà un odore di ammoniaca dalla bocca. Quando il cane dorme, steso su un lato, è possibile sentire un chiaro odore di ammoniaca anche all'interno dell'orecchio. Il cane potrà sentirsi molto debole e tremerà come se avesse freddo a causa della perdita dell'abilità di di regolare la temperatura del proprio corpo. Quando i reni non svolgono più la loro funzione, filtrando i prodotti di scarto del corpo e recuperando molte sostanze vitali, il cane si intossica. Una delle domande più frequenti tra i proprietari di un cane giovane con insufficienza renale è come sapere quando giunge l'ora di dirsi addio. Quando i cani si trovano nello stadio critico della malattia, questi giovani possono muovere la coda e salutare i membri della loro famiglia, non con la solita esuberanza, però si sforzano fino alla fine.. Coloro che hanno perso un cane per NF, diranno che la perdità è più dolorosa proprio per il lento progredire della malattia stessa. E' un'esperienza da non augurare a nessuno. Grazie agli sforzi del Dr. George Lees e della sua equipe, è stato possibile identificare il genere che determina la mutazione; in questo modo sarà possibile in modo inequivocabile identificare i portatori sani. Attualmente esiste una fondazione in Texas (A&M Development Foundation) per la ricerca sulle malattie renali nel Cocker Spaniel Inglese, dedicata alla memoria di Arthur B. Ferguson. E' possibile effettuare donazioni alla fondazione sostenendo la ricerca, inviando un assegno a nome della Fondazione A&M del Texas, scrivere nello spazio apposito: Fondazione in memoria di Ferguson, e inviarlo al Dr. George E. Lees , Università di Veterinaria, A&M del Texas, College Station, TX 78843-4474. Le donazioni sono l'unico modo che abbiamo per eliminare la NF dalla nostra amata razza.
Articolo realizzato integrando l'originale di Addi Pitmann
(Responsabile di educazione alla salute del Club del Cocker Spanie Inglese d'America)
Traduzione a cura di Alessandra Ferrara
Revisione medica a cura del Dott. Luigi Zappoli
(Da www.ilcocker.net/nefropatia)
L'Encephalitozoonosi nel coniglio

Introduzione L'agente eziologico dell'encefalitozoonosi si chiama Encephalitozoon cuniculi (conosciuto precedentemente come Nosema cuniculi). É un micro organismo della Famiglia dei Microsporidi, che per sopravvivere deve parassitare le cellule dell'ospite infettato. La sua corretta classificazione tassonomica non è ancora del tutto chiara; sembra che ultimi studi collochino Encephalitozoon in una classe altamente specializzata della Famiglia dei funghi (Giordano C. et al). La prima segnalazione di un caso riconducibile ad infestazione da Encephalitozoon, risale al 1922 ad opera di Wright e Craighead che definirono le lesioni trovate come “lesioni incidentalmente e, presumibilmente accidentali”, definizione che tutt'oggi calza ancora perfettamente. Il parassita non colpisce solo il coniglio ed i Lagomorfi, ma è stato segnalato in diverse altre Specie di Animali quali cavie, topi, criceti, pecore, maiali, cani, gatti, volpi blu, primati e uccelli. É stato identificato come patogeno opportunista dell'Uomo in corso di malattie che debilitano gravemente il sistema immunitario del soggetto (AIDS, malattie croniche, ecc.).
Trasmissione La trasmissione avviene principalmente tramite ingestione di cibo contaminato da feci e soprattutto urine contenenti le spore. Una volta nell'intestino il parassita penetra all'interno delle cellule ed inizia una prima replicazione e la distribuzione nell'organismo infettato verso gli organi bersaglio rappresentati da cervello, reni, cuore e, occasionalmente, fegato. Dopo 4-6 settimane dall'infezione, compaiono in circolo gli anticorpi ed inizia l'eliminazione delle spore con le urine, fonte di infezione per gli altri conigli. Il coniglio può contrarre la malattia non solo dai compagni di gabbia, ma anche da roditori o conigli selvatici. Se l'infezione avviene quando la coniglia è gravida, il parassita si può localizzare anche all'interno del cristallino nell'occhio del feto, di conseguenza dopo la nascita si verifica un'infiammazione dell'iride ed una cataratta (che consiste in un opacamento del cristallino, la lente trasparente dell'occhio). Un coniglio da compagnia alloggiato in casa, senza contatti con altri animali, ha poche probabilità di infettarsi. Cessata la produzione di spore, il coniglio non è più infettante, ossia non è più in grado di trasmettere la malattia. E' improbabile che un coniglio adulto sano sia contagioso (vale a dire, che elimini il parassita con le urine). I conigli sotto i quattro mesi di età possono invece aver contratto il parassita dalla madre e quindi possono essere eliminatori di spore con le urine, anche in assenza di segni clinici evidenti. Pertanto è una buona norma di profilassi tenere isolati i coniglietti appena acquistati da eventuali altri conigli presenti in casa, finché non hanno raggiunto i 5 mesi di età.
Sintomi clinici I segni clinici causati da E. cuniculi sono alquanto variabili; ci sono numerosi casi che nonostante l'infezione sono completamente asintomatici, sino ai più gravi sintomi che conducono alla morte del soggetto molto rapidamente. Il più comune sintomo in corso di encefalitozoonosi è la manifestazione di disturbi neurologici, il famoso coniglio dalla testa ruotata, o torcicollo, seguito in ordine percentuale, da problemi renali ed oculari. La sintomatologia acuta è l'esito della rottura delle cisti che il parassita forma una volta raggiunti gli organi bersaglio; si assiste ad una infiammazione imponente dei tessuti circostanti e allo sviluppo dei sintomi. I sintomi a carico del Sistema Nervoso Centrale possono variare molto: si possono osservare incoordinazione motoria, movimenti anomali degli occhi (nistagmo), tremori degli arti o parti del corpo quando l'animale è a riposo sino a convulsioni e, come detto precedentemente, alla morte improvvisa. Anche il “torcicollo” riconosce diversi gradi di gravità: dalla semplice lieve inclinazione della testa sino all'incapacità di mantenere l'equilibrio. Questi sintomi comunque, non sono esclusivi dell'encefalitozoonosi, ma altre patologie come l'infezione da Pasteurella, da Toxoplasma, otiti esterne, traumi, neoplasie possono portare a sintomi neurologici perfettamente sovrapponibili a quelli di Encephalitozoon cuniculi.
Diagnosi La diagnosi certa di infezione da E. cuniculi nell'animale in vita, è solo presuntiva; questo significa che per evidenziare il parassita si deve ricorrere all'esame istologico dei tessuti coinvolti e si capisce immediatamente che l'esame del Sistema Nervoso Centrale non può avvenire nell'animale vivo ma solo in sede necroscopica ed eseguito da laboratori specializzati. Tuttavia esiste la possibilità di eseguire un prelievo di sangue per eseguire la titolazione degli anticorpi prodotti verso E. cuniculi. Questo test, anche se suggestivo, non rappresenta una diagnosi certa, indica solo che l'animale è entrato in contatto con il parassita ma non necessariamente è la causa dei sintomi osservati al momento. E' stato dimostrato sperimentalmente che non c'è una relazione diretta tra la presenza di anticorpi e la presenza del parassita nel tessuto cerebrale, tra la quantità di anticorpi (il titolo anticorpale) e la quantità di parassiti presenti e tra il titolo anticorpale e la gravità dei sintomi osservati. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha dimostrato la presenza di anticorpi contro E. cuniculi nell'80% dei conigli da compagnia normali. Tutto ciò rende l'interpretazione dei test sempre molto complessa. L'utilità del test è invece indubbia se il risultato è negativo, poiché permette di escludere l'encefalitozoonosi dalla lista delle diagnosi differenziali.
Terapia E' importante sottolineare che i farmaci utilizzati possono eliminare il parassita dall'organismo infettato, ma non possono riparare le lesioni che questo ha provocato (lesioni granulomatose nel Sistema Nervoso Centrale), è quindi di fondamentale importanza l'intervenire il più precocemente possibile per prevenire l'insorgenza di lesioni irreversibili. Non esistono farmaci registrati per la terapia dell'encefalitozoonosi del coniglio. I farmaci comunemente impiegati appartengono ad una Famiglia di farmaci antiparassitari registrati per l'uso nell'uomo e per altri animali (bovini, cani e gatti), i farmaci benzimidazolici: albendazolo e fenbendazolo. Questi farmaci, si sono rivelati efficaci e virtualmente privi di gravi effetti collaterali; l'appetito viene considerato un valido indicatore della prognosi: i conigli che continuano ad alimentarsi, seppure con qualche aiuto da parte del proprietario, solitamente guariscono. Quelli che rifiutano il cibo difficilmente superano la malattia. Durante la fase acuta, in presenza di animali che rotolano appena tentano di muoversi o con vere e proprie crisi convulsive in atto, è indicato l'uso di farmaci sedativi come le benzodiazepine, unito all'impiego di farmaci antinfiammatori quali corticosteroidi (l'uso è ancora dibattuto) e FANS. La terapia chirurgica è invece riservata solo in caso di coinvolgimento oculare (uveite facoclastica), mediante l'asportazione del cristallino o l'enucleazione del globo oculare (meglio se dopo la risoluzione della fase acuta). I sintomi possono regredire completamente, oppure può permanere una deviazione della testa da un lato (il cosiddetto "torcicollo") più o meno pronunciato. Nonostante il torcicollo, il coniglio è di solito in grado di condurre una vita pressoché normale e felice, e non va quindi presa in considerazione l'eutanasia solo per la presenza di questo sintomo.. Se altri conigli sono venuti in contatto con il soggetto infetto, è buona norma trattare preventivamente tutti con i farmaci illustrati prima vista l'estrema facilità con cui si trasmette il parassita. Un consiglio molto utile è la pulizia e la disinfezione della gabbia, delle aree dove il coniglio ha soggiornato e dove è andato ad urinare e tutte le sue suppellettili con candeggina, vapore a pressione, prodotti a base di fenoli. Questi prodotti sembrano essere gli unici efficaci nell'eliminazione delle spore dall'ambiente.
Sergio Silvetti DVM socio SIVAE-AEMV-EVT via per Armeno n°1 28010 Miasino (No)
Bibliografia Textbook of rabbit medicine, Frances Harcourt-Brown Primo Incontro SIVAE, 19/20 Marzo 2005, Problemi urogenitali negli Animali Esotici; l'encephalitozoonosi nel coniglio: tutto (o quasi) quello che avreste voluto sapere e che forse non vi hanno mai detto, D'Acierno Dr. Massimo L'infezione da Encephalitozoon cuniculi nel coniglio da compagnia, Marta Dr. Avanzi, aaeweb.net Un'indagine su Encephalitozoon cuniculi in colonie di coniglio in Elazig, Turchia: pathomorphologic e serologic studies (carboimmunoassay test), Y. Eroksuz, H. Eroksuz, H. Ozer, A. ÇCevik, O.Unver
(Da www.conigliosolidale.it)
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