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Coccinelle Rondelette

la casetta del bianconiglio

°°piccolo ed investito cerca urgentissimamente casa! - massima diffusione°°

Aggiornamento:

il gattino è stato portato stasera all'ENPA di Milano per accertamenti clinici. Potete adottarlo chiamando il numero del centralino 02/97064220 e dando come nominativo "Laura Strada".



L'hanno investito oggi. Ha qualche escoriazione ed una zampina che non appoggia bene. E' uno scricciolo spaventato e tanto bisognoso di coccole, mi si è appena addormentato tra le mani.. Per favore, aiutatemi a trovargli una casa (possibilmente a Milano), ho pochissimi giorni.


Laura
393/1140022 - 347/9921968




°°cisti branchiali in due amazzoni - vetjournal°°

Cisti branchiali in due Amazzoni
Descritte per la prima volta nella specie, sono assimilabili a quelle dell'uomo


Un amazzone a fronte gialla (Amazona ochrocephala) di 37 anni e un amazzone a redini rosse (Amazona autumnalis) di 20 anni venivano visitate per la presenza di una grossa massa localizzata sulla superficie laterale del collo. Il primo soggetto non mostrava segni di dolore o fastidio o alterazioni nella prensione e deglutizione del cibo. Il secondo soggetto presentava modici disturbi dell'apparato gastroenterico superiore.

L'esame ecografico e l'aspirazione di entrambe le massa rivelava una struttura cistica. Un esame TC effettuato sul secondo soggetto rivelava una grossa massa policistica connessa al faringe mediante un dotto laterale. Durante l'asportazione chirurgica, si notava che entrambe le masse originavano dall'area subfaringea.


Sulla base della topografia e degli aspetti istopatologici e immunoistochimici si diagnosticava una cisti del secondo solco branchiale nel primo caso e una cisti della seconda tasca branchiale nel secondo soggetto. Inoltre, era presente un carcinoma in situ nell’epitelio del primo caso e un'infezione secondaria della cisti del secondo caso.


Le cisti branchiali vengono diagnosticate raramente in medicina veterinaria e umana. I due casi descritti sono i primi documentati nei pappagalli e appaiono simili alle cisti del secondo arco branchiale segnalate nell'uomo adulto.

“Branchial cysts in two Amazon parrots (Amazona species)” Beaufrère H, Castillo-Alcala F, Holmberg DL, Boston S, Smith DA, Taylor WM. Avian Med Surg. 2010 Mar;24(1):46-57.
 

Fonte: PubMed


°°luigi - aae°°



❤ LUIGI ❤


Luigi è un coniglietto giovanissimo ma purtroppo con una patologia che non gli permette di essere ammirato nella sua fragile dolcezza. Nonostante le amorevoli e costose cure che gli abbiamo dedicato, non sappiamo se riprenderà ad avere la testa dritta.. Questo è l'unico "difetto", che però non ha permesso a LUIGI di trovare una famiglia adottiva :-( Nulla è diverso in lui se non questa caratteristica purtroppo frequente nei conigli. Cerchiamo per lui stallo o adozione. Fino ad ora solo un ambulatorio veterinario ha accettato di accoglierlo e la sera per Luigi si spengono le luci e il calore di qualunque contatto umano e resta per lui una solitudine agghiacciante che non sappiamo promettergli se finirà presto, in quanto nessuno chiede di lui.. Fate girare questo appello per dare al piccolo Luigi maggiori possibilità di essere portato via e di conoscere finalmente l'amore e il calore umano.

Inviare una mail a adozioni@aaeconigli.it per prendere contatto con i volontari che vi daranno tutte le informazioni di cui avete bisogno

°°aviaria: le piume degli uccelli acquatici sono una possibile fonte dinfezione - vetjournal°°

Aviaria: le piume degli uccelli acquatici sono una possibile fonte d'infezione
I virus presenti nell'acqua si accumulano nel grasso di rivestimento del piumaggio e da lì vengono diffusi

I virus dell’influenza aviaria si concentrano nelle piume degli uccelli acquatici e queste ultime possono costituire un’importante fonte d’infezione e diffusione virale. Lo indica uno studio pubblicato su PlosOne condotto da Mauro Delogu (Facoltà di Medicina Veterinaria di Bologna) insieme ad altri ricercatori dell’ateneo, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia e del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis.

Le piume, e in particolare il grasso impermeabilizzante che le riveste, catturano e accumulano i virus influenzali (tra cui l’H5N1) presenti nell'acqua, dove possono resistere anche per mesi ma in percentuali insufficienti al contagio. Col tempo, il virus raggiunge nelle piume una concentrazione straordinariamente superiore a quella ambientale. E gli uccelli, che da soli o reciprocamente si sistemano le piume col becco (attività cui dedicano il 10% della giornata) e ne ingeriscono il grasso, si contagiano. Questo meccanismo spiegherebbe molti aspetti ancora oscuri del contagio da aviaria e potrebbe modificare i sistemi di prevenzione e monitoraggio della circolazione dell'influenza da virus H5N1.


"Si sospettava che l'acqua giocasse un ruolo chiave nella diffusione della malattia - spiega Delogu - ma nessuno era riuscito a capire come". Alcuni dettagli 'storici' supportano la teoria: uno dei Paesi più colpiti dall'aviaria è l'Egitto dove i casi umani sono concentrati sulle sponde del Nilo. Altro episodio non chiaro: l'unico caso documentato di esseri umani uccisi dall'aviaria per contatto con animali selvatici: sei contadini dell'Azerbaijan che avevano spiumato, non mangiato, cigni infetti.


"La concentrazione del virus nel piumaggio degli uccelli acquatici spiega perché non sia necessario mangiarli per ammalarsi e perché l'esposizione sia più frequente in prossimità degli specchi d'acqua e tra le donne, che in alcune aree del mondo sono dedite alla spennatura degli uccelli per la cucina", osserva Delogu.


L'idea che il virus, dopo aver contaminato l'habitat acquatico attraverso le feci di un ospite infetto, si disperdesse senza più possibilità di contagiare non ha mai convinto Delogu. "Il nostro lavoro - prosegue - suggerisce che milioni di anni di evoluzione hanno sviluppato nel virus dell'aviaria questa capacità di legarsi allo strato di grasso degli uccelli acquatici. Così l'uccello sano diventa un veicolo efficiente di propagazione della malattia. Più di un animale malato o moribondo".


La scoperta potrebbe incidere anche sulla prevenzione: alla circolazione del virus, secondo gli studiosi, partecipano anche i soggetti già guariti dalla malattia, finora ritenuti sani e non contagiosi, in quanto negativi alle normali indagini sanitarie. Si comportano come "falsi negativi" e sono in grado di trasmettere la malattia ai vicini di stormo.


Proprio per questo, sostengono i ricercatori, "occorrerà forse rivedere le attuali procedure di prevenzione e sorveglianza dell'influenza. Ad oggi, infatti, i controlli si limitano a rilevare l'eventuale infezione dei volatili e la presenza del virus nelle feci". Ora si dovrà fare attenzione anche alle piume.


Le indagini dello studio sono state effettuate presso l’Oasi WWF di Orbetello (GR) durante oltre un decennio di studi sull’ecologia dei virus influenzali e del loro rapporto con gli uccelli selvatici all’interno di un ambiente naturale protetto. L’Oasi costituisce infatti una delle principali aree di sosta italiane per gli uccelli acquatici migratori perché caratterizzata da un ambiente palustre in cui sono presenti ancora tutte le componenti di fauna e flora tipiche di questi ecosistemi, fattore fondamentale per questa ricerca.


Per giungere alle loro conclusioni, gli autori hanno condotto nel 2009 due indagini complementari. Da un lato hanno analizzato le penne esterne di alcune centinaia di animali in natura, rilevandovi concentrazioni consistenti di virus pur in assenza di infezione. Dall’altro hanno provato ad immergere piume intrise di grasso impermeabilizzante in vasche d’acqua con una bassa concentrazione virale, e hanno riscontrato che, già dopo le prime 24 ore, la concentrazione di virus sulle piume era aumentata notevolissimamente. Stesso risultato, sostituendo le piume con tamponi di cotone. Le indagini ora in corso cercheranno di spiegare il meccanismo chimico con cui il virus si lega al grasso impermeabilizzante e a quali dei suoi componenti. Anche perché questi variano tra specie e specie, individui di diversa età e stagioni dell’anno.


“Can Preening Contribute to Influenza A Virus Infection in Wild Waterbirds?” Mauro Delogu, Maria A De Marco, Livia Di Trani, Elisabetta Raffini, Claudia Cotti, Simona Puzelli, Fabio Ostanello, Robert G Webster, Antonio Cassone, Isabella Donatelli. PLoS ONE: Research Article, published 25 Jun 2010.

Fonte: PlosOne

Fonte: Bollettino Università e Ricerca

°°rischio bartonella zoonosica dai piccoli animali esotici d'affezione - vetjournal°°

Rischio Bartonella zoonosica dai piccoli mammiferi esotici d'affezione
Prevalenza elevata nelle 28 specie analizzate in uno studio


Uno studio ha valutato il rischio di infezioni umane emergenti causate dalla trasmissione zoonosica di Bartonella spp dai piccoli mammiferi esotici. È stata indagata la presenza di Bartonella spp. in 546 piccoli mammiferi appartenenti a 28 specie diverse importati in Giappone come animali da compagnia da Asia, Nord America, Europa e Oriente.

Si ottenevano 407 isolati di Bartonella che venivano caratterizzati mediante analisi molecolare filogenetica del gene della citrato sintetasi gltA. I piccoli mammiferi esotici esaminati erano portatori di 4 specie zoonosiche di Bartonella, agenti causali dell'endocardite e della neuroretinite umana, e di 6 nuove specie di Bartonella.


La prevalenza di Bartonella spp in questi animali era elevata (26,0%, 142/546) e variava dal 38,6% (49/127) della famiglia Muridae al 43,9% (69/157) della famiglia Sciuridae. Bartonella veniva isolata in 17 delle 28 specie animali studiate. La prevalenza nelle varie specie variava dal 9,7% (3/31) nel Topo spinoso (Acomys cahirinus) al 100% (10/10) nel Ghiro delle piramidi (Sekeetamys calurus). Le specie in cui la prevalenza era particolarmente elevata erano Ghiro delle piramidi (Sekeetamys calurus), Gerbillo egiziano (Gerbillus pyramidum), Grande Gerboa (Jaculus orientalis) e Gerboa del deserto (J. jaculus).


Gli autori concludono che gli animali considerati nello studio erano portatori, con prevalenza elevata, di numerose specie di Bartonella patogene per l'uomo e di alcune specie nuove la cui patogenicità per l'uomo e gli animali dovrebbe essere studiata. I piccoli mammiferi esotici sono quindi possibili serbatoi di alcune specie zoonosiche di Bartonella.



“Exotic small mammals as potential reservoirs of zoonotic Bartonella spp” Inoue K, Maruyama S, Kabeya H, Hagiya K, Izumi Y, Une Y, Yoshikawa Y. Emerg Infect Dis. 2009 Apr; 15(4): 526-32.

Fonte: Emerging Infectious Disease


°°vola solo chi osa farlo°°

“Ho paura” stridette Fortunata.
“Ma vuoi volare, vero?” miagolò Zorba.
Dal campanile di San Michele si vedeva tutta la città. La pioggia avvolgeva la torre della televisione e al porto le gru sembravano animali in riposo.
“Guarda si vede il bazar di Harry. I nostri amici sono laggiù” miagolò Zorba.
“Ho paura! Mamma! ” stridette Fortunata.
Zorba saltò sulla balaustra che girava attorno al campanile. In basso le auto sembravano insetti dagli occhi brillanti. L’umano prese la gabbiana tra le mani.
“No! Ho paura! Zorba! Zorba!” stridette Fortunata beccando le mani dell’umano.
“Aspetta. Posala sulla balaustra” miagolò Zorba.
“Non avevo intenzione di buttarla giù” disse l’umano.
“Ora volerai ,Fortunata. Respira. Senti la pioggia. E’ acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali” miagolò Zorba.
La gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L’umano e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi.
“La pioggia. L’acqua. Mi piace!” stridette.
“Ora volerai” miagolò Zorba.
“Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono” stridette Fortunata avvicinandosi al bordo della balaustra.
“Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo” miagolò Zorba.
“Non ti dimenticherò mai. E neppure gli altri gatti.” stridette lei già con metà delle zampe fuori dalla balaustra, perché come dicevano i versi di Atxaga, il suo piccolo cuore era lo stesso degli equilibristi.
“Vola!” miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena.
Fortunata scomparve alla vista  e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele.
Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa.
” Volo! Zorba! So volare!” strideva euforica dal vasto cielo grigio.
L’umano accarezzò il dorso del gatto.
“Bene, gatto. Ci siamo riusciti” disse sospirando.
” Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” miagolò Zorba.
” Ah sì? E che cosa ha capito?” chiese l’umano.
” Che vola solo chi osa farlo”  miagolò Zorba.
“Immagino che adesso tu preferisca rimanere solo. Ti aspetto giù” lo salutò l’umano.
Zorba rimase a contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto.



Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
Luis Sepùlveda



°°......°°

..No Comment..
 
 

°°liberazione rapaci, parco delle cave, 30 maggio - lipu°°


foto: K.E., archivio LIPU

22 Maggio 2010: la LIPU festeggia l'anno mondiale della biodiversità.

Una liberazione pubblica di rapaci curati e riabilitati da CRFS "La Fagiana" e rilasciati nel Parco del Ticino a Pontevecchio di Magenta è stata l'occasione per condividere con i partecipanti il tema della biodiversità.

Per chi fosse interessato all'osservazione dei rapaci salvati dal CRFS LIPU, sarà possibile partecipare alla prossima liberazione pubblica in programma per il giorno 30 Maggio.

L'appuntamento è al Parco delle Cave, Milano, in prossimità della Cascina Caldera, inizio attività per le ore 9.30.

°°balù, adozione del cuore°°




BALU'

Taglia piccola, soli 7 kg, buono, socievole, vaccinato, microchippato, è molto affettuoso anche con i bambini. Non va d'accordo con i cagnolini maschi. Con il suo carellino è del tutto autosufficiente, non è incontinente. Non ha bisogno di cure ma di tante coccole e amore. Non sporca in casa e anche senza il suo carellino si trascina senza problemi. Attualmente si trova in Sardegna ma siamo disposte a nostre spese a portarlo fino a destinazione pur di salvarlo dal canile.

SABRINA
347/8608427
sabrinasalvagno@yahoo.it

CATERINA
347/3621057
mughitta@tiscali.it

°°carcinoma tiroideo in una tartaruga trachemys - vetjournal°°

Carcinoma tiroideo in una tartaruga Trachemys
Le neoplasie delle ghiandole endocrine sono rare nei rettili


Nel corso di una necroscopia sulla carcassa di una tartaruga Trachemys scripta elegans maschio di circa 10 anni, si riscontrava un aumento di volume della tiroide. La ghiandola era caratterizzata da una struttura follicolare e induceva uno spostamento caudale della base del cuore. L'esame istologico evidenziava follicoli di dimensioni e forma differenti nell'ambito del tessuto ghiandolare. Sulla base dell'aspetto macroscopico e istopatologico si diagnosticava un carcinoma papillare-cistico.

Le neoplasie delle ghiandole endocrine, soprattutto della tiroide, sono rare nei rettili. La presente sembra essere la prima segnalazione di un carcinoma tiroideo in una tartaruga Trachemys scripta elegans.




“First description of papillary carcinoma in the thyroid gland of a Red-eared slider (Trachemys scripta elegans)” Gál J, Csikó G, Pásztor I, Bölcskey-Molnár A, Albert M. Acta Vet Hung. 2010 Mar; 58(1): 69-73.


Fonte: PubMed


°°salmonella typhimurium in due cacatua - vetjournal°°

Salmonella typhimurium in due Cacatua
Infezione fatale in assenza di segni clinici pregressi

Un articolo descrive due casi fatali di infezione da Salmonella Typhimurium fagotipo DT160 in altrettanti Cacatua delle Molucche (Cacatua moluccensis) tenuti presso una collezione zoologica in Italia. I due uccelli non presentavano segni clinici prima del decesso, fatta eccezione per anoressia e diarrea lieve in uno dei due. All'esame post-mortem si osservavano focolai necrotici circondati da un alone iperemico in polmone, cuore, fegato, milza, reni e intestino.

L'esame microscopico evidenziava un’infiltrazione eterofilica e macrofagica con rari linfociti associata ad aggregati di batteri bastoncellari gram negativi nei focolai necrotici. L'esame batteriologico confermava la presenza di Salmonella Typhimurium fagotipo DT160 nei tessuti.


L’origine di S. Typhimurium in questi soggetti rimane sconosciuta ma gli autori enfatizzano la necessità di un maggiore controllo delle infezioni da salmonella in queste specie aviarie per il loro potenziale zoonosico e per le gravi condizioni patologiche che possono indurre nell’uomo e negli animali.


La presente è la prima segnalazione di infezione da Salmonella Typhimurium fagotipo DT160 nel Cacatua delle Molucche.




“Salmonella Typhimurium phage type DT160 infection in two Moluccan cockatoos (Cacatua moluccensis): clinical presentation and pathology” Piccirillo A, Mazzariol S, Caliari D, Menandro ML. Avian Dis. 2010 Mar; 54 (1): 131-5.

Fonte: PubMed


°°linus, aiutiamolo a dimenticare il passato - aae°°


Linus è un tenerissimo coniglio nano adulto, albino, che viene da una situazione di grave trascuratezza e ha bisogno di una famiglia che gli dia affetto e sicurezza. E' abituato al contatto umano ed è già sterilizzato.

info@aaeconigli.it


Aggiornamento al 08/05/2010: guardate come sta diventando bello Linus ..



°°cocorite cercano casa - aae°°

Limoncella

Cocorita giallo chiaro, femmina, giovane. Ha un'anomalia del piumaggio. Per motivi medici non può essere riprodotta per cui va tenuta singolarmente. Per informazioni contattare info@aaeconigli.it .

 

Acquarella

Cocorita femmina matura, di colore verde chiaro (a destra nella foto), sta bene ma non può riprodursi per problemi di ovodeposizione. Può stare con altre femmine ma non con un maschio. Per informazioni contattare info@aaeconigli.it .

°°ratti cercano casa - aae°°


L'università  ci consegnerebbe 26 ratti che hanno terminato il ciclo di sperimentazione ma siamo pieni da scoppiare e abbiamo volontari con più di 50 affidi a testa. Preghiamo di far girare questa richiesta con massima diffusione e tempestività e di farci arrivare le vostre disponibilità con massima urgenza in quanto abbiamo abbiamo pochissime ore di tempo.

info@aaeconigli.it
346/3197367 dopo le 19.30



°°acqua pubblica - dove firmare a milano°°

Acqua pubblica
Dove firmare a Milano?




 13 maggio 
 
Teatro della Cooperativa (dentro), Via Hermada 8, ore 20:30-21:00, a cura Gas LoLa/Intergas/Comitato zona 3 
 Arci Bellezza, Via Bellezza 16, dalle ore 20:30 a cura Comitato Acqua Pubblica zona 5

 15 maggio 
● Scuola Martin Luther King, Piazza S. Maria Nascente, a partire dalle ore 10:00, a cura Gasd'8 Gruppo d'acquisto solidale del QT8 
● Mercato di viale Papiniano, ore 10:30-18:00, a cura Comitato Acqua Bene Comune zona 6 Milano
 Via F.lli di Dio, ingresso Parco delle cave, ore 10:00-18:30, a cura Comitato referendum - Baggio 
 Ipercoop di viale Umbria, dalle 10:00 alle 13:00, a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4
 Ipercoop di via Rogoredo, dalle 10:00 alle 13:00,  a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4

 15-16 maggio 
 Via Cancano, angolo Forze Armate, ore 10:00-18:30, a cura Comitato referendum - Baggio 
 Libreria del Mondo Offeso, Corso Garibaldi 50 (cortile interno), dalle 15:00 alle 19:00

 18 maggio 
 Cascina Cuccagna, via Muratori dalle 18:30 alle 19:30,  a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4

 20 maggio 
 ARCI 50, via Benaco 1, dalle 19:00 alle 22:00,  a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4

 21 maggio 
 Festa di primavera, Università di Milano, Facoltà di Agraria, Via Celoria 2, dalle 11:00 alle 16:00

 22 maggio
 Festa di Santa Rita, Via Santa Rita da Cascia, 22, ore 10:30-18:00, a cura Comitato Acqua Bene Comune zona 6 Milano 
 Parco Trotter, scuola media "Casa del Sole", dalle 16:00 alle 20:00
 Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, Via Etruschi , dalle 16:00 alle 21:00, a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4

 22-23 maggio 
● Festa di Viale Padova

 23 maggio 
 P.za A.Garibaldi, ore 10:00-18:00, a cura
 Comitato referendum - Baggio
● Parchetto Biblioteca di Baggio, ore 10:00-18:00, a cura Comitato referendum - Baggio

► 26 maggio 
 Mercato di piazzale Martini, dalle 10:00 alle 12:00, a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4

► 29 maggio 
 Carrefour, via Brenta, dalle 10:00 alle 13:00,a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4
 Viale Ungheria, dalle 10:00 alle 13:00, a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4


► 
30 maggio 
 P.za della Chiesa di Baggio, ore10:00-18:30, a cura
 Comitato referendum - Baggio

► 12 giugno
 Piazza Santa Maria del Suffragio, dalle 10:00 alle 13:00, a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4
 Brico Center, viale Corsica, dalle 10:00 alle 13:00, a cura Comitato Acqua Pubblica Zona 4


°°i cuccioli di anna - nisida°°


Il loro destino in un certo qual modo poteva essere simile a quello di Aura, anche se con dinamiche diverse: buttate in un cassonetto da qualche mano criminale a circa un mese di vita e miracolosamente trovate e salvate dagli operatori del canile di Manduria (Ta). Vederle al canile e portarmele a casa è stato tutt'uno.. Sono due femminucce, hanno due mesi e pesano meno di un chilo. Da adulte saranno piccolissime, dimensione yorky. Sono tenerissime, giocherellone e.. mangione! Simil volpine, già sverminate, in procinto di fare il primo vaccino. Prendetevele subito altrimenti non le lascio più andare via!! Adottabili in tutta Italia previo controllo pre e post affido e firma dei documenti di adozione. Sono già microchippate e sono bellissime!


Rocco, maschio, 5 mesi, taglia media. Si affida solo con visita pre e post affido e con firma del modulo di adozione. Attualmente si trova a Leporano in Puglia ma è trasportabile ovunque a spese dell'inserzionista. E' microchippato, sverminato ed ha completato il ciclo di vaccinazioni.

Per info contattare Anna
335 6487195


°°le cicogne a milano - lipu°°

cicogne sul nido  cicogne sul nido, Viboldone, tangenziale est, milano 2010 foto: G.Zani

Le cicogne a Milano

una coppia di cicogne bianche è tornata a nidificare a Milano, e per farlo ha scelto un sito decisamente particolare: un traliccio elettrico posto a pochi metri dalla tangenziale est. Qui, sotto gli occhi delle migliaia di automobilisti che transitano ogni giorno, la coppia si sta alternando nella cova e presto dovrebbero nascere i piccoli.
La Sezione LIPU di Milano organizza visite guidate (per poter gustare lo spettacolo senza dover fare rischiosi rallentamenti in tangenziale) e campi di vigilanza contro possibili "disturbatori".

Per informazioni: milano@lipu.it - 366.4305389 (ore serali) - www.lipumilano.it

°°corteo nazionale per chiudere green hill - 24 aprile, montichiari (bs)°°

Sabato 24 Aprile h. 14:30
Corteo Nazionale per fermare Green Hill
Piazza del Municipio, Montichiari (BS)


Gli animali arrivano nei laboratori grazie ad allevamenti specializzati, autorizzati dal governo a farli riprodurre e spedirli verso un triste destino di sofferenza e prigionia. Uno di questi è Green Hill, situato a Montichiari (BS), l’unico che alleva cani beagle da laboratorio in Italia e uno dei più grandi allevamenti d’Europa. Negli scorsi anni il movimento antivivisezionista italiano ha combattuto una forte campagna per vedere la chiusura dell’allevamento Stefano Morini, che per trent’anni ha dominato il mercato italiano “producendo” cani e molte specie di roditori per i laboratori di vivisezione. La chiusura di Morini è un passo significativo e ha un forte valore simbolico, perché è un risultato ottenuto col sudore degli attivisti che hanno messo le loro energie in prima persona, senza attendere che un cambiamento calasse dall’alto. Adesso vogliamo puntare i riflettori e le nostre energie verso un’altra “fabbrica di cani” presente in Italia. Green Hill ha infatti un progetto di espansione che prevede la costruzione di altri capannoni che porterebbero a ben 5.000 i cani presenti dentro l’allevamento. Numeri che possono sembrare incredibili e che devono far capire l’enormità del problema vivisezione, una macchina che macina vite giorno dopo giorno nei centri di ricerca privati, universitari e militari. Un progetto che porterebbe Montichiari ad essere il fulcro della vivisezione canina in tutta Europa. A questo progetto e a tutto il sistema della vivisezione vuole opporsi la campagna “Salviamo i cani di Green Hill”, per squarciare il velo di segretezza che avvolge la tortura di milioni di animali, incepparne il funzionamento e dare un nome a chi ne è responsabile. Per Green Hill gli animali sono solamente merce, oggetti da far riprodurre e vendere, senza il minimo scrupolo sul dolore e la sofferenza, psichica e fisica, che andranno a subire. Per noi meravigliosi esseri viventi che non dovranno mai subire tutto questo. Attiviamoci tutti per fermare il business di Green Hill e per fermare la vivisezione!

SABATO 24 APRILE 2010 - CORTEO NAZIONALE
Appuntamento ore 14.30, piazza del Municipio, Montichiari (BS)
Vuoi arrivare a Montichiari?
Visiona l’orario degli autobus in partenza da Brescia per Montichiari cliccando qui!

Vuoi aiutare la campagna?
Di fronte ad una realtà sconcertante come quella della vivisezione dentro tutte le persone sensibili nasce la volontà di fare qualcosa, di essere parte di un cambiamento. Spesso però la segretezza dietro a cui si nascondono i vivisettori e i loro complici rendono difficile fare qualcosa di concreto. Una campagna come questa ha lo scopo di incanalare le forze, la fantasia e le capacità di molti in una direzione che possa realmente dare un apporto, cercando di dare visibilità agli animali uccisi nel silenzio, smascherando la violenza e le menzogne dei vivisettori e fermando un progetto che vuole portare ad un incremento nell’utilizzo di animali nei laboratori. Di fronte alla tortura e la morte di decine di milioni di animali nei laboratori non possiamo più aspettare che qualcosa cambi, se vogliamo vedere dei risultati dobbiamo agire in prima persona, sia con scelte quotidiane che con l’attivismo. Il potere del cambiamento è anche nelle tue mani.

-Come prima cosa ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER. In questo modo avrai aggiornamenti, notizie, appelli e appuntamenti.

-AIUTACI A PUBBLICIZZARE IL CORTEO DEL 24 APRILE: fai girare questo appello, metti un banner sul tuo sito/blog e diffondi le locandine nella tua zona. Trovi il banner e la locandina scaricabili dal nosto sito alla pagina MATERIALE.


http://fermaregreenhil.net/wp/
http://www.pnas.org/content/100/11/6736.long

°°vogliono imporci la caccia tutto l'anno - presidi a montecitorio°°

Approvata in Commissione Agricoltura la norma che permette di estendere la stagione venatoria. Martedì 20 aprile sarà in aula al Senato. Fermiamola!

Presidi:

  • lunedi 19 aprile dalle ore 12,00, piazza Montecitorio
  • martedi 20 aprile dalle ore 9,30, piazza Montecitorio

La Commissione Agricoltura della Camera ha approvato articolo, il 43 della legge Comunitaria, che contiene una pessima norma. E’ il comma 2 lettera b, che permette alle regioni di estendere la stagione di caccia oltre l’attuale limite del 31 gennaio. La stagione venatoria, che già oggi si protrae per cinque mesi arrecando non pochi danni alla natura ma anche danni e disturbi alle persone, potrà dunque essere estesa al delicatissimo mese di febbraio. La caccia nel mese di febbraio ha un impatto molto negativo sugli uccelli migratori che proprio in quei giorni partono per il nord Europa, dove si riprodurranno. Permettere la caccia, anche a poche specie, significa danneggiare gli individui più robusti e importanti per la riproduzione, che sono quelli che partono prima verso il nord, arrecando un danno molto rilevante alla conservazione delle specie e alla natura.

Questo, peraltro, avviene nel 2010, anno mondiale della biodiversità. L’Italia dovrebbe promuovere sempre migliori politiche di tutela della natura e invece, se il parlamento approvasse definitivamente questa legge, il primo provvedimento del 2010 sarebbe la riduzione delle tutele per la natura e la biodiversità.

Ma l’emendamento è grave anche perché va considerato che in Italia, caso quasi unico in Europa, i cacciatori hanno libero accesso nei terreni privati delle persone, senza che queste possano realmente opporsi (salvo realizzare costosissime recinzioni intorno alla proprietà).  Questo arreca grande disturbo e danno alla tranquillità delle persone che per cinque mesi all’anno (da settembre fino alla fine di gennaio), devono tollerare questo fastidio e anche sopportare i non pochi rischi comportati dalle armi dei cacciatori. Ecco: non basta ancora che questa sorta di “tortura” (tale è per molte persone) duri per cinque mesi all’anno. Se l’emendamento sarà definitivamente approvato, la stagione di caccia sarà ancora più lunga. Cosa ne pensano gli italiani che vivono in campagna o quelli che passeggiano o vanno in bicicletta per i boschi e i sentieri escursionistici? Saranno contenti?

Nella norma è previsto che le regioni, prima di estendere la stagione di caccia, debbano chiedere il parere dell’ISPRA, che è l’autorità scientifica nazionale preposta alla materia. Il punto è che l’ISPRA, sulla caccia a febbraio, ha già dato parere negativo, ricordando quanto sia dannosa per gli uccelli migratori. Dunque, verosimilmente, accadrà che le regioni, su pressione delle lobby venatorie, chiederanno parere all’ISPRA, che sarà quasi certamente negativo e dunque sarà ignorato.

°°piccoli roditori cercano casa - aae°°

Questi piccoli sono tutti in cerca di casa.

Per info e adozioni: francesca@aaecavie.it

Gerbillini

Rattini husky cuccioli, appena svezzati, nati da una ratta sotratta a una situazione di grave maltrattamento. Sono in ottima salute e abituati al contatto.

Questa dolcissima rattina, che abbiamo chiamato Principessa, è stata recuperata da una situazione di grave maltrattamento, come potete vedere dalle sue condizioni. E' una femminuccia di circa 3 mesi, rex dumbo siamese.

Rattina rex siamese


Rattino rex dumbo, dolcissimo e coccolone


Vari ratti adulti, circa 6 mesi, husky e hooded, bianchi e neri, bianchi e agouti, siamesi. Tutti dolcissimi e abituati al contatto.

°°più successo in amore per i pappagalli con piume fluorescenti - vetjournal°°

Più successo in amore per i pappagalli con piume fluorescenti
La fluorescenza delle piume costituisce un vero e proprio segnale sessuale.

Le piume fluorescenti conferiscono maggiore sex appeal ai pappagalli durante il corteggiamento. Lo afferma la zoologa Katherine Arnold della University of Glasgow (UK), dopo uno studio condotto sulla fluorescenza delle piume negli uccelli.

In molti uccelli, le piume che contengono pigmenti fluorescenti sono quelle che vengono dispiegate durante il corteggiamento.


I risultati dello studio sui pappagalli, pubblicato sul numero del 4 gennaio 2003 di Science, indicano che possedere un brillante corredo di piume fluorescenti non ha solo un significato estetico, bensì costituisce un vantaggio evolutivo per questi uccelli.


L'interesse della zoologa nacque da un'osservazione effettuata da un curatore di museo che, sottoponendo a luce fluorescente dei pappagalli morti, li aveva visti "brillare". I pigmenti fluorescenti brillano perchè assorbono la luce ultravioletta, invisibile all'occhio umano, e riemettono luce brillante bianca, verde e gialla con maggior lunghezza d'onda, e quindi visibile.


In musei di Sydney e Melbourne, Australia, la Arnold ha analizzato con la luce UV più di 600 pappagalli morti appartenenti a 60 specie diverse, annotando quali fossero le piume fluorescenti.
La maggior parte delle piume fluorescenti erano quelle usate nel corteggiamento. Si trattava di capire se queste piume esercitassero o meno una maggiore attrazione sul potenziale compagno.

I ricercatori hanno applicato una lozione con schermo solare alle piume della cresta di pappagallini ondulati maschi e femmine. Lo schermo solare riduce l'assorbimento UV, abbassando il livello di fluorescenza.
La Arnold notò che le piume fluorescenti erano importanti sia per i maschi che per le femmine nella scelta del compagno. Gli uccelli presi in esame mostravano una marcata preferenza per il potenziale compagno con il piumaggio "brillante" rispetto al rivale con lozione antisolare. Il livello di fluorescenza non influenzava invece l'interazione tra soggetti dello stesso sesso.

Le lozioni solari utilizzate erano naturali e prive di profumo, al fine di eliminare la componente olfattiva della scelta.


L'autrice ha concluso che la fluorescenza costituisce un vero e proprio segnale sessuale.


In natura, i pappagallini ondulati effettuano il rituale del corteggiamento nelle prime ore della mattina, quando la luce solare contiene la maggior proporzione di luce UV, e le loro piume brillano in modo più evidente.


Le molecole di pigmento responsabili della fluorescenza, isolate in Italia, appaiono peculiari e molto complesse, e la loro sintesi necessita di molta energia.


Maria Grazia Monzeglio DVM

mg.monzeglio@evsrl.it

Fonte: National Geographic

°°una relazione tra colore del becco e sistema immunitario degli uccelli - vetjournal°°

Una relazione tra colore del becco e sistema immunitario degli uccelli
Gli ornamenti sessuali potrebbero segnalare lo stato di salute dell'uccello.

I vistosi becchi rossi o arancioni di certi uccelli maschi non servirebbero soltanto ad attirare l'attenzione della femmina nella stagione di accoppiamento, bensì, secondo una nuova ricerca, sarebbero un indice di un sistema immunitario in salute.

Studiando rispettivamente il colore dei becchi dei diamanti mandarini e dei merli, ricercatori britannici e francesi hanno per la prima volta provato che i becchi colorati dei maschi delle due specie di uccelli danno informazioni sul sistema immunitario degli individui. Scegliendo in base al colore del becco, la femmina selezionerebbe quindi l'individuo più sano.


Questi risultati sono apparsi in due articoli sul numero del 4 aprile della rivista Science. I due studi complementari si basano su specifici aspetti del sistema immunitario. Partono dall'ipotesi, avanzata da molti scienziati, che caratteristiche vistose e frivole sfoggiate da molti animali maschi siano direttamente correlate allo stato di salute dell?animale.


I carotenoidi, i pigmenti rossi e gialli che colorano i becchi dei maschi di alcune specie di uccelli, stimolano la produzione di anticorpi e assorbono alcuni dei radicali liberi che vengono prodotti durante la risposta immunitaria. Gli uccelli non possono sintetizzarli e li devono assumere con la dieta. Questi pigmenti sono stati utilizzati come "moneta biologica" nei due studi citati. Ad esempio, gli scienziati inglesi hanno integrato la dieta degli uccelli con carotenoidi e hanno misurato l'effetto dell'aumentato livello di pigmenti sul sistema immunitario, sul colore del becco e sull'interesse sessuale delle femmine. Come risultato, hanno riscontrato un rinforzo delle difese immunitarie e un colore rosso più intenso dei becchi. Oltre a una maggiore attrazione sessuale esercitatat sulle femmine.


Fonte: Science daily


°°problemi comportamentali del furetto - vetjournal°°

Problemi comportamentali del furetto
Anche in questa specie, possono essere affrontati con terapie farmacologiche e comportamentali

Problemi di iperattività, socializzazione, ansia, fobie o eliminazione inappropriata possono essere affrontati, anche nel furetto, con terapie farmacologiche e comportamentali. L’inquadramento diagnostico e terapeutico delle patologie comportamentali in questa specie è staoe spiegato da Marzia Possenti (Med Vet, Milano) al Seminario SIVAE organizzato in collaborazione con SISCA “La medicina del comportamento nei nuovi animali da compagnia: semiologia, patologia e terapia” (Cremona, 27-28 febbraio 2010).


La sindrome ipersensibilità-iperattività

Si tratta di una patologia piuttosto rara ma molto grave, poiché nel furetto evolve velocemente e drammaticamente in un’iperaggressività con aggressioni incontrollate, morsi continui e vulneranti. La patogenesi è molto simile a quella del gatto: mancanza di apprendimento degli autocontrolli nella fase adeguata dello sviluppo comportamentale ma con la differenza che in questo caso sembrerebbe non essere necessaria la presenza di un adulto regolatore per l’apprendimento a patto che ci siano altri furettini con cui interagire. I furetti affetti da questa patologia non presentano il portage neppure da cuccioli, mentre invece molti furetti normocomportamentali lo mantengono anche da adulti, assieme al classico sbadiglio. Mentre i cani hsha hanno problemi nello strutturare i pattern di esplorazione i furetti presentano questo disturbo in forma diversa: i pattern sono normali ma vengono ripetuti con frequenza probabilmente perché il furetto ha problemi di apprendimento legati all’elevato livello di arousal ed alla conseguente riduzione della concentrazione. Spesso altre entità nosografiche si sovrappongono alla patologia di base, molto spesso la fobia sociale (che tende a svilupparsi piuttosto velocemente) o la dissocializzazione, quest’ultima legata agli evidenti problemi di manipolazione di un soggetto estremamente mordace. Più spesso si presenta una totale mancanza di socializzazione proprio perché l’estrema gravità dei sintomi scoraggia i contatti sin dalla più tenera età.

Questi pazienti sono pressoché incontrollabili: il livello di attività è talmente elevato che vengono costantemente tenuti in gabbia per la totale impossibilità di recuperarli una volta liberi causando un ulteriore aggravamento della sintomatologia. A causa del comportamento di gioco del furetto il morso è molto forte sin dall’inizio dei contatti e molto spesso tenuto, anche se in seguito tende ad essere singolo con allontanamento del paziente se sono presenti anche fobie sociali o dissocializzazioni. Come per le altre specie questi pazienti vengono allontanati dai propri consimili poiché presentano dei comportamenti di approccio totalmente errati, incontrollati e sono estremamente insistenti nella richiesta di gioco, arrivando ad attaccarsi con il morso alla collottola della vittima anche mentre questa si muove velocemente nel tentativo di allontanarsi. Come per le altre specie esistono forme meno gravi di questa patologia, difetti degli autocontrolli in cui i sintomi sono di intensità variabile. In questi casi lo sviluppo delle suddette patologie correlate è molto meno frequente ma sembra permanere come sintomo costante la mancanza di portage.



Le dissocializzazioni

Sono decisamente poco frequenti poiché il furetto è un animale molto portato ad interagire con altre specie, che si adatta piuttosto facilmente a specie sconosciute anche se non ci è venuto in contatto durante lo sviluppo. Il processo di generalizzazione è piuttosto rapido e dunque non sono necessari contatti con molti soggetti della stessa specie per una corretta socializzazione, anche se si tratta comunque di un’eventualità auspicabile. Sono da escludere le specie preda di dimensioni adatte ad essere cacciate: in questo caso l’istinto predatorio del furetto spesso sopravanza il processo di socializzazione. Negli ultimi tempi è venuta in auge l’abitudine di incrociare il furetto con il visone per ottenere soggetti con il mantello nero, il cosiddetto blackself, varietà di colorazione particolarmente ricercata. Questi soggetti sono purtroppo quasi costantemente non socializzati poiché il visone è un animale selvatico a tutti gli effetti che non socializza con l’uomo. Si tratta di animali molto violenti, che iniziano a presentare un comportamento di aggressione piuttosto forte in giovane età, molto prima della pubertà, e difficilmente recuperabili. La strumentalizzazione del comportamento di aggressione in caso di dissocializzazione avviene piuttosto spesso. Il caso più frequente invece è la difficoltà del furetto a sopportare il contenimento fisico, l’immobilizzazione o le carezze: queste situazioni possono scatenare aggressioni da irritazione che portano ad una manipolazione difficoltosa e un deterioramento nella relazione furetto-uomo.


Le fobie

Sono spesso legate a suoni improvvisi e molto forti, ad oggetti particolarmente rumorosi o a odori che il furetto considera fastidiosi. Il processo di generalizzazione in questo caso è raro e sono più frequenti fobie singole che multiple, fenomeno che sembrerebbe indicare la scarsa propensione nel furetto che presenta una fobia a svilupparne altre. Il comportamento di anticipazione e di evitamento è ben evidente ed i segnali di stress emessi dal paziente sono quelli classici: leccamento delle labbra, sbadigli, attività di sostituzione, ipervigilanza, tachicardia/tachipnea. La comparsa dello stimolo fobogeno causa una reazione di fuga precipitosa con frequente perdita di urine e/o feci oppure un comportamento di aggressione con ringhi e soffi particolarmente sonori emessi mentre il furetto rincula ed aggressione con morso vulnerante. In alternativa si ha un comportamento di aggressione da distanziamento in cui il furetto si proietta in avanti senza rinculare prima.


L’eliminazione inappropriata

E’ un problema molto frequente in questa specie, soprattutto in caso di gruppi numerosi. Il sovraffollamento e la carenza di cassette per l’eliminazione, assieme ad eventuali problemi di accesso alle cassette dovuti ad agguati da parte di membri del gruppo (vedi fenomeno del furetto vessato) spinge i furetti ad eliminare dove si trovano nel momento in cui percepiscono lo stimolo eliminatorio. La gestione delle cassette è molto simile a quella indicata per i gruppi di gatti, con accessi multipli che rispettino le aree di insistenza dei singoli individui ed i loro spostamenti, stessa cosa dicasi per la forma della cassetta ed il tipo di substrato. La pulizia assoluta della cassetta non è invece indicata: meglio lasciare una piccola quantità di feci od urine per indicare che si tratta di un luogo di eliminazione, altrimenti si rischia che venga utilizzato come gioco (i furetti amano scavare). Nel caso in cui invece le feci o le urine vengano lasciate sempre nello stesso posto, un luogo bene in vista o di passaggio, è più probabile che si tratti di una marcatura. Le marcature sono frequenti in caso di modifiche dell’ambiente o inserimento di nuovi elementi nel gruppo (di qualsiasi specie) e possono velocemente trasformarsi in “abitudine ad eliminare nel posto sbagliato”.


Il fenomeno del “furetto vessato”

Si tratta di un fenomeno relativamente frequente nei gruppi di furetti, soprattutto quelli numerosi. Non si tratta, come può capitare nei cani, di un soggetto omega che viene vessato da tutto il gruppo ma di singole intolleranze. Molto spesso sono le femmine a sviluppare questo tipo di comportamento: un furetto ne prende di mira un altro e lo aggredisce continuamente, qualsiasi cosa esso faccia, in ogni momento, allontanandolo continuamente dal gruppo e trascinandolo anche per lunghi tragitti con una salda presa per la collottola. Tipicamente il furetto aggressore è di status sociale più elevato rispetto all’aggredito, ma non necessariamente l’aggredito si trova in fondo alla scala sociale. A volte altri membri del gruppo s’interpongono per interrompere queste continue aggressioni, ma l’aggressore apprende ad effettuare gli attacchi in privato, quando nessuno lo nota. Spesso all’aggredito è impedito l’accesso alle cassette igieniche, soprattutto se queste sono coperte, perché l’aggressore si nasconde sul tetto ed assale la vittima appena questa si avvicina alla cassetta. Di solito la vittima apprende velocemente ad anticipare l’aggressione con grida e lamenti acuti, non commisurabili alla gravità dell’aggressione, presenta problemi di eliminazione inappropriata, spesso elimina feci e/o urine durante le aggressioni e tende a ridurre moltissimo le marcature con i fianchi ed a eliminare in luoghi poco visibili.

L’ansia

Si accompagna molto spesso alla sindrome ipersensibilità-iperattività, alle fobie nel caso in cui il paziente non possa sottrarsi allo stimolo fobogeno, è pressoché una costante nei problemi di socializzazione e nei casi di “furetto vessato”. I segnali di stress sono stati elencati nella sezione sulle fobie sono presenti nell’ansia intermittente, nella forma permanente prevale lo stato depressivo ma sono rarissime le stereotipie. Le marcature con i fianchi, ma soprattutto quelle con le feci, sembrano aumentare in caso di ansia intermittente.


Terapia farmacologica

Non esiste nessun tipo di letteratura sull’utilizzo di psicofarmaci in questa specie, si tratta unicamente di informazioni aneddotiche. Il farmaco maggiormente utilizzato è sicuramente la fluoxetina (2 mg/kg sid) nei casi di ipersensibilità/iperattività e per ridurre il comportamento di aggressione in caso di fobie sociali o di dissocializzazione. Personalmente ho utilizzato qualche volta la clomipramina (1 mg/kg bid) in pazienti con stato ansioso particolarmente grave, soprattutto nei casi di fenomeno del furetto vessato. In questo stesso caso ho utilizzato più volte la fluoxetina per il furetto aggressore, con discretto successo. Gli unici studi riportari riguardano la soppressione del comportamento di predazione mediante psicofarmaci, sia diazepam che clomipramina e fluoxetina, e sono di poco interesse a scopo terapeutico. Sono invece utili nell’evidenziare ancora una volta differenze funzionali di specie: mentre fluoxetina e clomipramina inibiscono il comportamento predatorio nel ratto non avviene lo stesso nel furetto, anche a dosaggi piuttosto elevati. Neppure il diazepam, che pure è un farmaco inibente, è in grado di ridurre questo comportamento.


Terapia comportamentale

Per la sindrome ipersensibilità-iperattività non si può prescindere da una terapia farmacologica, fondamentale per ridurre la frequenza e la gravità delle aggressioni e per rendere possibile un contatto con il proprietario. Bisogna considerare che nel furetto hs/ha non è presente il riflesso del portage e dunque non è possibile utilizzare questa “punizione etologica” (in effetti si tratta di un segnale di stop) come mezzo terapeutico. E’ importante spiegare al proprietario che confinare un furetto con questa patologia in una gabbia lo renderà decisamente poco trattabile, poiché non avrà la possibilità di muoversi e fare attività fisica, fondamentale per migliorare la qualità di vita in qualsiasi furetto ma ancor più importante in un paziente iperattivo. Il confinamento determina pressochè costantemente uno stato ansioso, assimilabile all’ansia da luogo chiuso del gatto, e dunque peggiora ulteriormente la sintomatologia, aumenta le aggressioni e deteriora terribilmente la relazione già scarsa e difficile con il gruppo familiare.

In effetti la miglior terapia comportamentale, soprattutto per pazienti giovani (sotto i 6-7 mesi di vita), consiste nell’utilizzo di un adulto regolatore, ossia una altro furetto, normocomportamentale, possibilmente adulto poiché deve gestire un paziente patologico e che necessita di molta forza fisica ed esperienza, che insegni gli autocontrolli al furetto iperattivo. Nel furetto è possibile utilizzare anche un cucciolo, a patto che sia di dimensioni maggiori rispetto al furetto che richiede terapia (per ridurre il rischio di ferite e per favorire la vittoria del furetto sano negli scontri di controllo). La terapia con adulto o altro cucciolo regolatore è sicuramente la più efficace e l’unica che determini una remissione quasi completa dei sintomi: tanto migliore quanto più giovane sarà il paziente al momento d’iniziare. In furetti che hanno raggiunto la pubertà la terapia con adulto regolatore diviene molto difficile, in alcuni casi è possibile previa sterilizzazione precoce del paziente.


Terapie alternative comprendono esercizi di concentrazione e rilassamento effettuati dal proprietario in un contesto assolutamente privo di distrazioni, possibilmente in un ambiente povero di elementi di arredo (ulteriore fonte di distrazione). Si possono effettuare esercizi di concentrazione su di un oggetto specifico ed insegnare al furetto a seguirlo a vista attraverso percorsi via via più complessi. L’oggetto dev’essere interessante ma non in maniera eccessiva, per evitare la sovreccitazione del paziente e dunque la perdita di attenzione. Il contatto fisico, soprattutto in furetti con forme gravi, è possibile soltanto in un secondo tempo, quando si sarà formato un buon legame affettivo con i membri del gruppo, ottenuto attraverso le attività collaborative di gioco. I giochi intelligenti in questo caso sono indicati soltanto in un secondo tempo, quando il furetto avrà raggiunto una buona coordinazione psicomotoria, in modo da evitare insuccessi che lo porterebbero a diminuire la percezione delle proprie capacità e agli effetti relativi alla frustrazione in caso di insuccesso (praticamente certo, se prima non si lavora sulle capacità di coordinazione). Altri esercizi possibili sono il cerca, il nascondino. Quest’ultimo gioco però dev’essere effettuato con attenzione ed il proprietario deve rimanere fermo una volta trovato, per evitare l’innescarsi di una sequenza di predazione, soprattutto le prime volte che lo si effettua: è molto utile farlo seguire da esercizi di siedi-resta, per ridurre la tensione emotiva.


Le punizioni sono assolutamente controindicate poiché scatenano quasi costantemente una reazione di aggressione e un aumento dello stato eccitatorio, fino a rendere il furetto totalmente incontrollabile. L’unico metodo consigliabile consiste nell’ignorare il comportamento indesiderato del furetto ed allontanarsi in attesa che termini. Un buon metodo per lavorare in sicurezza consiste nel confinare il furetto in una stanza in cui si sia effettuato un ottimo arricchimento ambientale, anche in verticale, e permettergli inizialmente l’uscita soltanto per le sessioni di gioco, in modo che apprenda a comportarsi in modo diverso in contesti diversi. In ogni caso la terapia è piuttosto lunga, molto impegnativa e non scevra di rischi: meglio consigliare al proprietario d’indossare stivali e guanti da giardinaggio soprattutto nelle prime settimane di terapia, in modo da evitare di essere ferito.


Per la dissocializzazione la terapia prevede l’utilizzo di farmaci soprattutto nel caso in cui siano presenti aggressioni da paura o da irritazione per paura. Socializzare un furetto adulto è possibile, ma richiede molta cautela, tempo e pazienza. L’utilizzo del gioco come mezzo terapeutico è fondamentale, soprattutto per ridurre le distanze nelle fasi iniziali e per “rendere interessante” la persona. Bisogna evitare assolutamente il rincorrersi, perché determinerebbe una forte stimolazione del comportamento predatorio da parte del furetto verso una specie cui non è ancora socializzato e che verrebbe dunque identificata come preda. Dunque il proprietario dovrà restare fermo e non correre in caso di aggressioni, bensì rimanere immobile, fronteggiare il furetto, assumere la posizione di irritazione e gridare “no!” con voce forte e tono basso, eventualmente battendo le mani in contemporanea nel caso in cui il semplice no non fosse sufficiente, Anche qui consiglio di lavorare indossando stivali e guanti da giardinaggio, per evitare ferite e dare maggiore sicurezza al proprietario, che sarà meno portato alla fuga. Molto utili i giochi in cui il furetto deve inseguire oggetti attaccati a fili o steli di plastica o legno, che stimolano il gioco concentrandolo su di un oggetto neutro e permettono a chi lo manovra di fare passaggi via via più vicini alle persone, in modo da ridurre la distanza di fuga. Ogni volta che il furetto passa di fianco alla persona questa può lanciargli un pezzetto di cibo particolarmente appetito e parlargli pronunciando parole di lode con voce allegra a soddisfatta. E’ importante che i giochi utilizzati per queste sessioni non siano disponibili in altri momenti, proprio per rendere la sessione unica ed aumentare la motivazione del furetto. Una volta ridotta la distanza di fuga si può passare ad esercizi di presa di contatto, tenendo presente che comunque la sequenza di approccio di un furetto sarà sempre, all’inizio, di annusare e poi di mordere per ribaltare l’avversario, come in un gioco o in uno scontro gerarchico. E’ dunque importante indossare guanti pesanti e stivali e gridare no quando il furetto tenta di mordere, senza tirare indietro la mano o la gamba per non stimolare la predazione. L’uso dei guanti da giardinaggio, magari di una taglia più grande rispetto alle mani, permette di effettuare questo esercizio senza ferite. I guanti dovranno essere stati precedentemente sfregati contro la pelle della persona che deve effettuare l’esercizio ed ogni persona dovrà utilizzare un paio di guanti personale, poiché il primo riconoscimento fra membri del gruppo avviene tramite l’odore. Il proprietario dovrà parlare con dolcezza al furetto finchè si comporta correttamente, se non mostra segni di agitazione o di aggressività. I primi contatti fisici si possono prendere con i fianchi e il dorso, meglio mentre il furetto mangia.


Per le fobie il controcondizionamento può essere efficace ma è importante associarlo con giochi intelligenti, intensa attività ludica in luogo del seduto durante le sessioni e molte attività collaborative con il proprietario per aumentare il legame e la fiducia del furetto nel proprietario. E’ importante spiegare al proprietario la corretta prossemica per motivare il furetto ad avvicinarsi a ciò che lo spaventa (la stessa che nel cane).


Per l’eliminazione inappropriata è importante comprendere la causa: se si tratta di fenomeno del furetto vessato o di marcature relative ad uno stato ansioso bisogna curare le patologie sottostanti. In caso di sovraffollamento la terapia è la stessa che nel gatto, soltanto che bisogna sempre lasciare una piccola quantità di feci ed urine in ogni cassetta perché non venga scambiata per un gioco. In ogni caso non bisogna mai pulire di fronte al furetto, allontanarlo senza costringerlo e poi passare detersivi che non contengano candeggina o ammoniaca e dopo acqua e bicarbonato. Effettuare sempre una rieducazione all’uso della cassetta igienica premiando il furetto ogni volta che fa i bisogni nel posto giusto, evitare le punizioni in caso di marcature da stato ansioso, perché peggiorano la sintomatologia.


Per il fenomeno del “furetto vessato” è importante l’utilizzo di farmaci poiché le aggressioni sono ormai nella fase di obnubilazione, ossia avvengono alla semplice vista della vittima. Il farmaco aiuta a rompere questo meccanismo rigido e riduce visibilmente la sofferenza psicologica (oltre che fisica) del furetto aggredito. In questo caso, se il gruppo è più numeroso di 2 soggetti, è bene separare i furetti implicati e approntare comunque delle sessioni di gioco in cui siano presenti alternativamente vittima ed aggressore, in modo da non alterare i rapporti con il resto del gruppo. Nel caso uno dei furetti interessati fosse intero sarà bene sterilizzarlo, per ridurre il comportamento di aggressione. Dopo una pausa di alcune settimane in cui i due furetti non si vedono, non si sentono e non percepiscono i rispettivi odori, durante la quale i farmaci hanno avuto modo di raggiungere piena efficacia, si può valutare l’opportunità di far percepire ai due i rispettivi odori, separandoli con una porta in modo che non possano vedersi. Se le reazioni non sono eccessive si possono iniziare a scambiare gli odori, mescolando l’odore del furetto aggredito con quello di altri membri del gruppo. La stessa vittima può essere strofinata quotidianamente con un panno che è stato prima passato sugli altri furetti del gruppo. Quando i due furetti non mostrano più segnali di ansia o comportamenti di nervosismo o di aggressione sentendo l’odore dell’altro si può sostituire la porta chiusa con una rete metallica a maglie fitte e lasciare che i due furetti possano vedersi “casualmente” perché uno dei due passa vicino alla porta o in un punto visibile. Si può tentare anche posizionando due ciotole a forte distanza dal divisorio, in modo che i due furetti possano prima vedersi in piccola parte e poi sempre meglio, se mantengono un comportamento rilassato mentre mangiano alla vista dell’altro. Questo processo può richiedere molti mesi, a volte più di un anno, soprattutto se le aggressioni sono state molteplici e la vittima si trova in un grave stato ansioso. Sconsiglio in questo caso di far giocare il furetto aggressore in presenza dell’altro, perché facilmente dall’attività ludica si può passare all’aggressione peggiorando ulteriormente la patologia.

Per l’ansia si può utilizzare la clomipramina come ausilio terapeutico, effettuare un buon arricchimento ambientale che preveda molti punti in cui nascondersi, una buona terapia ludica, molte attività collaborative con il proprietario (percorsi ad ostacoli tipo freeform, riporto, piste, nascondino, cerca, ecc) e prevedere una routine quotidiana che comprenda dei rituali creati appositamente per ridurre la tensione emotiva nei momenti in cui è maggiore, spesso soprattutto al ritorno del proprietario a casa.


Da: Atti del Seminario SIVAE/SISCA “La medicina del comportamento nei nuovi animali da compagnia: semiologia, patologia e terapia” (Cremona, 27-28 febbraio 2010).


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD

mg.monzeglio@evsrl.it

°°le patologie del comportamento degli psittacidi - vetjournal°°

Le patologie del comportamento degli psittacidi
Al Seminario SIVAE/SISCA, sociopatia e problemi di socializzazione, ansia, autodeplumazione e fobie

Sociopatia, ansia, problemi di socializzazione, fobie e autodeplumazione. Sono questi i principali problemi comportamentali degli psittacidi, affrontati da Marzia Possenti (Med Vet, Milano) al Seminario SIVAE in collaborazione con SISCA “La medicina del comportamento nei nuovi animali da compagnia: semiologia, patologia e terapia” (Cremona, 27-28 febbraio 2010).

La sociopatia

Si tratta di un problema molto frequente nella pratica. I comportamenti di aggressione sono quelli classici: aggressioni territoriali, gerarchiche e da irritazione. Solitamente il pappagallo sceglie un elemento del gruppo come partner e tenta di gestirne i rapporti, i contatti e le relazioni con gli altri membri del gruppo e con gli estranei, pretende inoltre di gestire i contatti anche fra i membri del gruppo che non ha scelto come partner, anche se in maniera meno evidente rispetto ad esempio al cane. A mio avviso esistono delle forme di sociopatia “latente”, in cui la gestione dei contatti del partner avviene soltanto durante la stagione riproduttiva, ovvero in primavera-inizio estate. Chi si occupa di pappagalli definisce queste aggressioni “sessuali” o “da calore” ma a mio avviso sono unicamente segno di una non corretta gerarchizzazione dei soggetti aggressivi, dunque si possono inquadrare nell’ambito degli squilibri gerarchici se non proprio classificarli come sociopatie vere e proprie.

Se si esaminano a fondo questi casi infatti si possono identificare segnali compatibili con questo tipo di patologia durante tutto l’anno. Spesso si tratta di problematiche relative alla gestione del contatto fisico con il pappagallo, che non sfociano se non raramente in veri e propri comportamenti di aggressione per il solo motivo che il proprietario ha imparato a leggere, più o meno coscientemente, i segnali premonitori dell’aggressione vera e propria, e interrompe il contatto prima che essa avvenga. I soggetti presentano una decisa richiesta di contatto fisico con il proprietario, salvo poi interromperla improvvisamente quando lo preferiscono. Non è mai il proprietario a decidere di iniziare o terminare il contatto con il pappagallo. Molto spesso questi soggetti si lasciano toccare soltanto da una persona in famiglia, quella scelta come partner, anche se non mostrano timore per gli altri membri del gruppo famigliare.


Le aggressioni sul cibo negli psittacidi sono rare, molto più spesso si tratta di aggressioni territoriali, scatenate dall’immissione di mani o altri oggetti nella gabbia del pappagallo per porgergli il cibo, cui il pappagallo risponde difendendo quello che considera il suo territorio. I sociopatici rifiutano costantemente di entrare ed uscire dalla gabbia dietro richiesta dei membri del gruppo famigliare e tipicamente si posizionano su superfici alte, da cui possono dominare il territorio e rendere difficile la cattura da parte dei proprietari. Uno dei sintomi tipici della sociopatia in queste specie è dunque la difficoltà, o molto più spesso l’impossibilità, da parte dei proprietari nel gestire gli spostamenti del pappagallo nell’ambito del territorio: questi soggetti finiscono spesso per considerare l’intera casa proprio territorio, non soltanto la gabbia. In questi casi si presentano più facilmente aggressioni territoriali sia ai membri della famiglia che agli estranei.


La sequenza tipica dell’aggressione territoriale è molto “teatrale”, con oscillazioni verticali di testa e busto e grida rauche e minacciose, ma purtroppo gli psittacidi hanno una forte tendenza a strumentalizzare i comportamenti, compresi quelli di aggressione, e ben presto dunque questa sequenza si perde ed il pappagallo si limita ad aggredire con becco ed artigli l’intruso scagliandosi in silenzio o al massimo mentre emette un grido rauco. Le aggressioni territoriali in animali che non considerano l’intera casa come proprio territorio sono rare, più spesso questi soggetti si limitano ad intimidirli con grida o ringhi minacciosi ed a rimanere in vista per controllarne i movimenti. Se la sociopatia è l’unica patologia presente pressoché costantemente si hanno aggressioni territoriali, ma nel caso in cui ci sia la compresenza di altre patologie come difetti di socializzazione, paure o fobie il pappagallo trova difficoltà nell’espandere il proprio territorio a tutta la casa. In questo caso questo tipo di aggressione si verifica unicamente se vengono immessi oggetti o le mani di una persona nella gabbia, spesso anche se persone o oggetti si avvicinano alla gabbia. Possono diventare invece molto aggressivi nel caso in cui l’estraneo tocchi il partner da loro prescelto. Purtroppo la presenza di più entità nosografiche è frequente e rende più difficile la diagnosi.


Nella maggior parte dei casi si tratta comunque di problemi legati alla paura (di persone od oggetti) e a problemi di socializzazione, dunque le sequenze di aggressione presentano alcuni elementi tipici dell’aggressione da paura, come l’eliminazione di feci (a volte anche multipla durante un’aggressione territoriale prolungata), grida acute o sbattere di ali. Non sembra ci sia correlazione fra la gravità delle aggressioni territoriali e quanto sia saldo l’alto status sociale del pappagallo, si può notare invece un aumento della gravità e della durata delle aggressioni nel caso in cui ci sia compresenza di paura, fobie, squilibri emozionali (pappagalli allevati a mano) o problemi di socializzazione.


Le aggressioni da irritazione, come si diceva precedentemente, spesso sono ridotte ai soli segnali premonitori e le aggressioni gerarchiche non sono ancora state messe in correlazione alla saldezza dello status sociale del pappagallo. Ovviamente esistono delle differenze di specie, legate soprattutto al tipo di gruppo sociale formato in natura. I cacatua ad esempio sono particolarmente aggressivi nella gestione dei contatti del partner, sia umano che psittacide, mentre invece i cenerini difendono maggiormente il territorio.


L’ansia

Molto frequentemente negli psittacidi ad un’entità nosogafica si associa uno stato ansioso, in alcune patologie come i problemi di socializzazione o le fobie è quasi una costante. In alcune specie l’autodeplumazione si accompagna pressoché costantemente con l’ansia, anche se non sono presenti altri elementi dell’ansia permanente come l’inibizione o la riduzione delle attività. Spesso i casi di ansia parossistica sono legati ad episodi di grave autodeplumazione o addirittura autolesionismo improvvisi e di varia durata. Poiché in queste specie mancano i più classici segnali di stress come legamento delle labbra e schiocco della lingua e lo sbadiglio è decisamente più raro e facilmente confondibile con altri segnali, la diagnosi dello stato ansioso si dimostra decisamente più complicata. I segnali di maggior interesse sono dunque l’ipervigilanza, l’irrequietezza (pacing e cambio continuo di peso sugli arti), la variazione particolarmente frequente del diametro pupillare, l’emissione di grida in gruppi di vocalizzazioni costanti per intensità e frequenza. In rari casi si può osservare il paziente ansimare a becco aperto, pur non presentando patologie organiche. E’ importante individuare la presenza di questi segnali sia durante la visita in ambulatorio che indagando a fondo il comportamento del paziente nel suo ambiente domestico: a volte i proprietari negano la presenza di questi sintomi perché non sono stati in grado di leggerli, ma opportunamente istruiti saranno in grado di dare risposte più soddisfacenti ad un secondo incontro.

L’ansia si associa alle fobie in caso di fobie multiple o molto gravi o semplicemente per la persistenza in loco dello stimolo fobogeno. In caso di problemi di socializzazione l’ansia è più grave quanto minore è il grado di socializzazione del paziente, e quanto maggiori sono i suoi contatti con le specie con cui non è correttamente socializzato. Nella sociopatia a mio avviso c’è un relazione fra la sicurezza del paziente del proprio status sociale elevato e la presenza e la gravità dello stato ansioso: pazienti fermamente saldi nel proprio status difficilmente presentano ansia. In caso di compresenza di più entità nosografiche l’ansia è una costante.


I problemi di socializzazione

Si tratta di patologie molto, molto frequenti. Nel caso di soggetti di cattura ci si trova di fronte ad un paziente selvatico, totalmente non socializzato, che richiede un lungo periodo di adattamento per abituarsi alla presenza dell’uomo. In questo caso non si può parlare certo di processo di socializzazione, ma semplicemente di adattamento. In realtà i problemi più gravi si hanno nei soggetti allevati a mano, che presentano una parziale socializzazione con l’uomo dovuta all’impregnazione nei confronti dell’allevatore, ma che spesso è associata ad esperienze negative come l’alimentazione con la sonda, una manipolazione brusca e troppo breve, ecc. Inoltre si tende a considerare un soggetto allevato a mano come “socializzato con l’uomo”: questo è assolutamente falso. Il pappagallo allevato a mano presenta soltanto un’impregnazione iniziale e spesso ad una sola persona, l’allevatore. Il proprietario che adotta un giovane pappagallo, che lo nutre, rappresenta per lui la figura genitoriale (materna o paterna o entrambe a seconda delle abitudini comportamentali della specie) e dunque, grazie all’impregnazione precedente, difficilmente avrà problemi di socializzazione con il pappagallo. Ma se il pappagallo non viene manipolato da più persone, non viene in contatto con una vasta gamma di soggetti umani nel corso del suo sviluppo comportamentale non si potrà considerare correttamente socializzato: i pappagalli difficilmente generalizzano nel processo di socializzazione, dunque necessitano di un’esperienza ampia e varia, sempre positiva, per socializzare con un’altra specie. Nel caso in cui l’esperienza con l’allevatore sia stata negativa si avranno problemi di paure sin dai primi giorni. Un soggetto non socializzato non prenderà mai il cibo dalla mano e svilupperà costantemente una fobia che tenderà a presentarsi facilmente con comportamenti di aggressione per distanziare lo stimolo fobogeno. Spesso alla fobia iniziale si associano ulteriori fobie, derivate dal comportamento di reazione dei proprietari alle aggressioni del pappagallo: paura di oggetti, suoni, ecc utilizzati per “punire” o allontanare il pappagallo che aggredisce. In casi molto gravi di fobie multiple il paziente si rifiuta di uscire dalla gabbia e presenta ansia permanente con evoluzione in depressione.

Non parlerò in questa sede di sindrome da privazione sensoriale, poiché ritengo che la maggior parte dei pappagalli non riceva una corretta stimolazione durante lo sviluppo e dunque che ogni paziente che ci viene presentato debba essere considerato ipostimolato e presenti un certo grado di privazione sensoriale. La discussione sarebbe decisamente troppo lunga e complessa per questa sede.


Le fobie

Sono poco frequenti come singola patologia, più spesso sono associate a problemi più complessi come privazione sensoriale o problemi di socializzazione. Raramente un paziente presenta un’unica fobia, più spesso al momento della visita le fobie sono multiple, spesso le più recenti sono derivate dalle più remote, associabili sia perché presenti nello stesso contesto che perché relative alla reazione del proprietario o del gruppo famigliare nel corso degli episodi fobici. I pappagalli tendono a sviluppare facilmente fobie in seguito ad esperienze di paura e tendono a generalizzare facilmente in questo caso. Lo stato di parziale privazione sensoriale in cui frequentemente si trovano probabilmente facilita questo processo. Nella maggior parte dei casi la reazione è la fuga, il tentativo di nascondersi porta il paziente ad esporsi a rischi piuttosto gravi che di solito esitano in traumi da volo scomposto e disattento.

L’Autodeplumazione

E’ importante precisare che la diagnosi di autodeplumazione di origine psicogena si può effettuare unicamente con un iter complesso, che prevede l’esclusione di tutte la cause organiche che possono presentare come sintomo questo comportamento, ma è altresì importante ribadire che un’analisi completa ed esaustiva del management ambientale, alimentare e famigliare di un paziente aviare, in particolare uno psittacide, non può prescindere dall’aspetto etologico. E’ vero che la maggior parte dei problemi di autodeplumazione riconosce cause organiche, ma bisogna considerare lo stato di malessere e spesso di ansia che accompagna la malattia e che ne può peggiorare il quadro sintomatico e prolungare i tempi di risoluzione, o peggio ancora causare delle ricadute in un soggetto guarito. E’ dunque fondamentale mettere in atto le dovute modifiche ambientali e di gestione per andare incontro alle esigenze etologiche del paziente, in modo da fornirgli tutti i mezzi per una rapida guarigione.

Bisogna considerare che l’autodeplumazione psicogena è un sintomo di una patologia comportamentale più ampia, un segno associato costantemente con uno stato ansioso che può accompagnare le più diverse patologie comportamentali. Una caratteristica fondamentale di questo comportamento è che inizia sempre come un’ipertrofia del comportamento di pulizia: il pappagallo si pulisce le penne e se le liscia per un tempo sempre più lungo e con sempre maggior insistenza, fino a provocarsi delle lesioni delle barbule esterne della penna. Le lesioni progrediscono sempre più verso il calamo, che infine viene strappato via dalla cute. Il processo può evolvere ulteriormente, poiché il soggetto può arrivare a provocarsi delle lesioni cutanee molto serie, che s’infettano facilmente provocando dolore e prurito e dunque dando inizio ad un circolo vizioso, in cui il prurito è determinato anche dalla ricrescita delle penne strappate. Il comportamento di pulizia può iniziare come un rituale oppure come un comportamento di sostituzione. Nel primo caso il pappagallo impara che pulendosi attira l’attenzione del proprietario ed utilizza quindi la pulizia per poter comunicare con lui. Il rituale è un tipo particolare di comunicazione: è rigido, preimpostato, non adattabile e viene considerato patologico. Nel caso degli psittacidi affetti da autodeplumazione spesso sostituisce la comunicazione corretta poiché questa manca o è eccessivamente ridotta.


Molto spesso il proprietario non è in grado di far fronte alle esigenze comportamentali del pappagallo, in particolare per alcune specie che necessitano di una continua comunicazione con il gruppo come il cenerino, e dunque il pappagallo apprende ad utilizzare un metodo alternativo per comunicare. Il comportamento di sostituzione invece viene messo in atto quando l’animale si trova in uno stato di tensione emotiva: paura, ansia, eccitazione sono alcuni esempi.


Secondo alcune teorie di neurofisiologia alcuni comportamenti provocano il rilascio di endorfine quando vengono messi in atto: il leccamento, il mordicchiamento ed in generale i comportamenti centripeti legati alla sfera del self-grooming (pulizia personale) hanno questo effetto. Un buon metodo per differenziare questi due tipi di patogenesi dello stesso disturbo è chiedere se il paziente lo attua soltanto in presenza del proprietario: in questo caso si tratterà sicuramente di un rituale. In entrambi i casi il comportamento può evolvere in stereotipia, ovvero trasformarsi in un problema decisamente serio. La stereotipia è un comportamento rigido, presentato totalmente fuori contesto, caratterizzato da una forte motivazione endogena. In altre parole un animale che presenta una stereotipia non si fermerà se viene bloccato, chiamato o se si cerca d’interagire con lui, poiché la motivazione a proseguire il comportamento è maggiore di quella d’interagire con il mondo circostante. Questi comportamenti vengono considerati delle complicazioni nello sviluppo di una patologia comportamentale, di solito accompagnano il passaggio da ansia intermittente (meno grave) ad ansia permanente (molto più grave) e sono quindi segno che una patologia comportamentale è presente da molto tempo, anche se negli psittacidi lo sviluppo delle patologie comportamentali è molto più rapido che nei mammiferi. Alcune specie presentano questo comportamento con maggiore frequenza, probabilmente in relazione alla maggiore complessità delle esigenze etologiche e quindi alla difficoltà del proprietario a farvi fronte. Uno studio preliminare sembrerebbe indicare che non ci sono maggiori tendenze a sviluppare autodeplumazione, così come altre patologie comportamentali, in soggetti di cattura rispetto a quelli allevati a mano.


Un buon metodo per valutare se la gestione di un pappagallo è corretta consiste nel porre queste semplici domande: il pappagallo è libero o vive in gabbia? Quanto è grande la gabbia? Se è libero ha accesso a tutta la casa? Com’è fatta la sua gabbia? Ha dei giochi? Quali? Ha qualcuno con cui parlare durante la giornata? Dove si trova la gabbia? Quante ore al giorno dorme? Ha mai aggredito qualcuno? Quanto tempo passa in compagnia dei suoi proprietari/membri del gruppo? Come avvengono le interazioni fra proprietari e paziente?


Le risposte a queste domande ci forniranno un quadro generale della gestione etologica del paziente e del tipo di relazione instaurata con il gruppo famigliare di cui fa parte. Poiché il pappagallo è una specie fortemente sociale, con le dovute differenze fra le singole specie, l’indagine anamnestica va rivolta soprattutto alle interazioni con il gruppo di cui fa parte, poiché molto spesso sono l’elemento chiave sia per la comparsa della patologia che per la sua cura.


Certo non vanno trascurati altri elementi ambientali come la gabbia, l’arricchimento ambientale, il rispetto dei ritmi circadiani e circannuali, l’alimentazione, ma la modificazione di questi elementi, nel caso non rispettino l’etogramma di specie, è molto più semplice e richiede meno tempo ed impegno di quanto non implichi la variazione dei rapporti sociali fra i membri del gruppo. In effetti è raro che l’autodeplumazione di origine psicogena si riesca a curare unicamente con delle modifiche gestionali. Queste modifiche sono alla base del benessere psicologico ed organico del pappagallo e vanno quindi effettuate prima possibile, ma molto spesso non risolvono il problema perché non sono sufficienti ad eliminare completamente lo stato ansioso cui l’autodeplumazione si accompagna e che, nella stragrande maggioranza dei casi, è causata da problemi di relazione con il gruppo famigliare, con i conspecifici o con “estranei” che frequentano spesso l’ambiente di vita del pappagallo.


In conclusione la chiave per comprendere la patogenesi e la terapia di questa patologia sta proprio nel non considerarla tale, ma unicamente un sintomo di una forma patologica più complessa che coinvolge molto spesso la relazione con i membri del gruppo, o comunque le esigenze sociali del pappagallo. Dato che i pappagalli tendono a presentare molto precocemente l’autodeplumazione, spesso ancora in associazione ad ansia intermittente da ambiente inadatto, questo tipo di problema può essere risolto con le modifiche, ma se alla visita dovessero evidenziarsi problemi relazionali o stati fobici difficilmente il comportamento si estinguerà solo con queste precauzioni, ed è bene che il terapista ne sia ben conscio e ne informi i proprietari.



Terapia delle patologie del comportamento degli psittacidi


Premessa

Le tecniche terapeutiche, farmacologiche e comportamentali, utilizzate in medicina del comportamento degli animali esotici sono le stesse in uso per cane e gatto, ovvero rispecchiano gli stessi principi e, a volte, sono simili in tutto e per tutto. Nel corso di questa trattazione verranno dunque messe in evidenza le differenze e le peculiarità della terapia in queste nuove specie da compagnia. Per quanto riguarda la terapia farmacologia, in particolare, non esistono quasi studi scientifici in proposito, la maggior parte dei farmaci vengono utilizzati su base aneddotica. E’ importante considerare che la terapia comportamentale ha una durata decisamente maggiore rispetto alla maggior parte degli interventi terapeutici organici (tranne nei casi di malattie croniche) e richiede non soltanto la somministrazione di farmaci ma il cambiamento di alcuni atteggiamenti e comportamenti nei confronti del paziente, da parte dei clienti. La richiesta di cambiamento è in assoluto la più difficile che si possa fare ad una persona, dunque la terapia comportamentale potrebbe non essere messa in atto dal cliente se non otteniamo una completa e duratura alleanza terapeutica. In psicologia si afferma che un terapeuta non è tale se non è in grado di seguire il paziente nel cambiamento, ovvero se il paziente non segue le prescrizioni richieste.

Colpevolizzare il cliente per la mancata compliance è sempre e comunque errato: nella maggior parte dei casi è il terapeuta che non è riuscito ad ottenere l’alleanza terapeutica. Per fare ciò è di fondamentale importanza apprendere le tecniche di colloquio, i fondamenti della psicologia transazionale e sistemica e le tecniche di counseling. Non è possibile dedicarci in questa sede anche a questi approfondimenti, ma è bene essere coscienti che il raggiungimento dell’alleanza terapeutica nella terapia comportamentale non è banale e richiede delle conoscenze specifiche, senza le quali la terapia risulterà inutile perché il cliente non la seguirà.


Terapia farmacologica

In queste specie ci sono alcune segnalazioni sull’utilizzo di psicofarmaci, ma tutte aneddotiche o di singoli casi clinici. La fluoxetina (1 mg/kg da suddividere in due somministrazioni giornaliere, ma personalmente preferisco la somministrazione unica al mattino) viene utilizzata soprattutto nei casi di autodeplumazione, poiché è legata ad un grave stato ansioso permanente con tendenza alla depressione. Questo farmaco può anche ridurre sensibilmente il comportamento di aggressione ma con una variabilità individuale piuttosto ampia. Anche la clomipramina (1-2 mg/kg da suddividere in 2 somministrazioni giornaliere) è segnalata per l’autodeplumazione, ma io preferisco utilizzarla nei casi di ansia intermittente. La leuprorelina (100 mg/kg ogni 14 giorni) o leuprolide è utile in caso di aggressioni stagionali, ma ancora non conosciamo le conseguenze a lungo termine di questa terapia soppressiva sulla produzione di ormoni sessuali. Il dottor Pageat riporta anche la doxepina (1-3 mg/kg da suddividere in 2 somministrazioni giornaliere) e la selegilina (1 mg/kg al mattino), entrambe per la terapia dell’autodeplumazione. Personalmente non le ho mai utilizzate.

Terapia comportamentale

La prima prescrizione da effettuare, in ogni caso, è l’insegnamento al proprietario della comunicazione del pappagallo. La maggior parte dei clienti non sa leggere correttamente i segnali che il pappagallo le invia: eliminare le incomprensioni è alla base di una buona relazione. Inoltre la maggior parte delle terapia che prescriviamo richiede che il proprietario sappia comprendere quando il pappagallo fatica a gestire la situazione o sta iniziando ad essere irritato, prima che compaiano crisi di panico o aggressioni vere e proprie. Dunque la lettura dei segnali prodromici è di fondamentale importanza per la buona riuscita di una terapia.

Nessuna terapia in queste specie può prescindere da un adeguato e vario arricchimento ambientale. I giochi devono adattarsi alla taglia ed alle abitudini di ogni singola specie e devono essere introdotti tenendo in considerazione il tipo di patologia del paziente: nel caso di un fobico, ad esempio, l’inserimento dovrà essere molto graduale e sempre accompagnato dal supporto del proprietario per facilitare l’esplorazione.


Per la sociopatia la terapia è farmacologica nel caso in cui ci siano aggressioni, soprattutto se si tratta di pappagalli di medio-grandi dimensioni e dunque potenzialmente pericolosi. Come terapia comportamentale si effettua soprattutto il controllo dei contatti fra pappagallo e proprietari. Il controllo dell’iniziativa nei contatti fisici è un messaggio molto forte poiché è proprio su questi che il pappagallo pretende di avere maggior “voce in capitolo”. Per far ciò il pappagallo dovrà apprendere il comando “su” o “mano” o “dito”, attraverso il quale il proprietario gli permetterà di iniziare il contatto con lui. E’ molto importante che al pappagallo non sia permesso di salire oltre il gomito delle persona su cui si trova, dunque non sulla spalla o sulla testa, per migliorare il controllo del proprietario sul paziente e per ribadire uno status sociale più basso nel pappagallo. Anche i posatoi in casa non dovrebbero essere più alti della testa del proprietario: il pappagallo dovrebbe trovarsi sempre con la testa più in basso di quella delle persone che compongono la famiglia.


Alcuni etologi affermano che questo accorgimento è la conseguenza del fatto che i pappagalli di status sociale elevato in natura si posizionano sui rami più alti. A mio avviso questa è una motivazione marginale per il pappagallo domestico, la motivazione maggiore è rappresentata dal fatto che, in posizione elevata, il pappagallo sfugge al controllo degli altri membri umani del gruppo e può controllare meglio la situazione. Quest’ultima indicazione non è facilmente applicabile, soprattutto se in casa ci sono bambini. In questo caso è importante ribadire l’importanza del posizionamento sul braccio e non permettere altri contatti al pappagallo finché non sale nel modo richiesto. Se tenta di salire sulla spalla o sulla testa ci si può spostare o si può mettere una mano davanti al luogo di arrivo pronunciando un secco “no”. Appena il pappagallo sarà atterrato gli si può offrire la mano per salire. Bisogna spiegare al proprietario che anche lo sguardo è importante e dunque che non devono guardare il pappagallo finché non fa la cosa giusta. Molti pappagalli sociopatici imparano a gridare per ottenere il contatto con i proprietari o anche soltanto uno sguardo. Nel caso dei pappagalli bisogna però considerare che in natura gridano per farsi sentire dagli altri e dunque sono abituati a tenere toni alti per comunicare. La comunicazione continua con gli altri membri del gruppo è fondamentale in questa specie, mentre invece in casa il proprietario vorrebbe che non emettessero mai suoni, se non quando loro richiesto. Questo non è possibile, ma si può sicuramente migliorare la comunicazione fra proprietario e pappagallo creando delle semplici sequenze comunicative che non implicano l’uso della voce.


Si può effettuare il codaggio di un comportamento, di un semplice movimento come il sollevamento della cresta nel cacatua ad esempio, per trasformarlo in un metodo di comunicazione alternativo alla voce. Il codaggio è un metodo di addestramento utilizzato spesso nei parchi zoologici per ottenere un determinato atteggiamento da un animale con un preciso movimento, che fa da segnale d’inizio. Come prima, cosa ogni volta che il pappagallo effettua il comportamento che si vuole “codare”, il proprietario fa un certo movimento, ad esempio ogni volta che il pappagallo alza la cresta il proprietario alza il dito indice, tenendo la mano ben in vista. Subito dopo il proprietario parla con voce soddisfatta al pappagallo, dicendogli bravo e seguitando ancora per qualche secondo con altre parole. Presto il pappagallo apprenderà a sollevare la cresta ogni volta che il proprietario alzerà il dito e sarà sufficiente, per soddisfare la sua esigenza di continuo contatto con il gruppo, che il proprietario si affacci ogni tanto o, mentre passa davanti alla gabbia, alzi un dito e dica qualcosa di gentile al pappagallo appena avrà alzato la cresta. E’ importante anche il controllo dei giochi e la loro “concessione” al paziente soltanto se fa qualcosa in cambio.


Sono possibili molte attività collaborative con i pappagalli: il nascondino, il cerca (utilizzando oggetti nascosti non troppo lontani), ed i percorsi ad ostacoli. Questa attività migliorano la comunicazione uomo-pappagallo e creano un legame affettivo in cui il paziente si abitua a guardare il proprietario per avere indicazioni su cosa fare.


Per l’ansia, oltre all’arricchimento ambientale, è molto importante l’uso di un farmaco. Bisogna ovviamente individuare la patologia responsabile dello stato ansioso e fare una terapia adeguata.


Per i problemi di socializzazione la terapia richiede la fluoxetina in caso di aggressioni, e una lunga e complessa terapia comportamentale. Poiché il pappagallo è comunque un animale selvatico è difficile, se non si tratta di un soggetto giovane, socializzarlo completamente e con totale successo. La terapia prevede esercizi di presa di contatto, inizialmente con lo sguardo. Il proprietario dovrà guardare il pappagallo chiudendo spesso gli occhi, senza spalancarli e mantenendo un atteggiamento rilassato. Inizialmente si può posizionare la gabbia del pappagallo in un luogo di passaggio ma che non costringa le persone a passare troppo vicino alla gabbia. Permettere ad un pappagallo non socializzato di uscire dalla gabbia da solo è controproducente, poiché al momento di rimetterlo in gabbia lo si dovrà costringere e questo non migliorerà certo la relazione con il proprietario. E’ dunque importante prevedere una gabbia molto grande, con un ottimo arricchimento ambientale e dei punti in cui nascondersi, magari parzialmente coperti da una pianta (non tossica, i pappagalli assaggiano tutto).


Il proprietario dovrà sempre fornire il cibo al pappagallo personalmente, se ci sono più membri nella famiglia sarebbe meglio che lo facessero tutti a turno poiché il pappagallo non generalizza facilmente e tende a socializzare con la singola persona. Si può iniziare la presa di contatto fisico attraverso la gabbia, offrendo del cibo al pappagallo con una mano e avvicinando un dito dell’altra per accarezzare la fronte quando il paziente rimane vicino a mangiare il cibo e si mostra tranquillo. Una volta preso contatto in questo modo si può passare a chiedere di salire sulla mano aprendo la gabbia. E’ bene che al pappagallo venga permesso di uscire dalla gabbia soltanto quando sale sulla mano del proprietario con facilità e correttamente alla sua richiesta. La prima volta l’uscita deve essere molto breve, soltanto all’interno della stanza dove si trova la gabbia, e non ci devono essere suoni o persone diverse che potrebbero causare fughe. Le uscite dovranno essere gradualmente più lunghe e su di un’area sempre più vasta della casa. Una volta che il pappagallo sarà abituato a girare la casa sulla mano del proprietario gli si potrà permettere di esplorare oggetti offerti dai membri della famiglia e si potranno iniziare le attività collaborative.


Per le fobie il controcondizionamento può essere efficace, ma bisogna innanzitutto lavovare per rinsaldare il legame con il gruppo famigliare per favorire il superamento della patologia ed accelerare la terapia. L’arricchimento ambientale, soprattutto con giochi intelligenti, è fondamentale, assieme alle attività collaborative con la famiglia. Si può chiedere al pappagallo di restare sulla mano durante la sedute di controcondizionamento.


Per l’autodeplumazione è fondamentale la terapia farmacologica, soprattutto se il paziente tende alla depressione, per rilanciare i comportamenti. Inoltre l’arricchimento ambientale qui deve essere rivolto soprattutto all’attività alimentare, poiché è dimostrato che i pappagalli tendono ad autodeplumarsi maggiormente se non devono passare molto tempo a procurarsi il cibo. E’ dunque importante rendere il cibo non facilmente raggiungibile. A questo scopo si possono sia acquistare giochi appositi, i cosiddetti giochi intelligenti o rompicapo per pappagalli, sia costruire dei meccanismi fatti in casa. Si può utilizzare l’interno dei rotoli dello scottex e della carta igienica riempiti di cibo e poi appallottolati, mescolare gli estrusi con fieno, pezzi di carta o trucioli, fare dei buchi di diverse dimensioni in una scatola da scarpe e metterci del cibo molto appetito assieme ad altro materiale, fare dei cartocci in cui avvolgere alcuni estrusi o della frutta. E’ importante controllare che i giochi, anche quelli acquistati, non contengano parti zincate o vernice con piombo e che non abbiano parti di plastica o metalliche che il pappagallo potrebbe staccare ed inghiottire. E’ importante anche che il pappagallo dorma almeno 12 ore a notte in un luogo silenzioso e che rimane buio per tutto il tempo, si può anche dedicare a questo scopo una gabbia piccola e pressoché spoglia, posizionata in una stanza tranquilla dove non entra nessuno per tutta la notte, in cui mettere il pappagallo soltanto quando deve dormire. Ovviamente sarà importante individuare la patologia comportamentale che ha indotto lo stato ansioso permanente ed effettuare una terapia in questo senso.



Da: Atti del Seminario SIVAE/SISCA “La medicina del comportamento nei nuovi animali da compagnia: semiologia, patologia e terapia” (Cremona, 27-28 febbraio 2010).


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD

mg.monzeglio@evsrl.it

°°cheratite fungina in una testuggine - vetjournal°°

Cheratite fungina in una testuggine
Gravi lesioni bilaterali causate da una flora fungina mista

Una testuggine della Florida (Gopherus polyphemus) selvatica veniva visitata per la presenza di traumi e cecità. Un essudato fibrinoso oscurava la visualizzazione del globo oculare. La crosta si estendeva dai fornici congiuntivali alle fissure palpebrali.

Dopo la rimozione della crosta, l’esame oftalmico rivelava ulcerazioni corneali bilaterali, cicatrizzazione e tisi del bulbo sinistro. L’esame istologico della crosta rivelava una congiuntivite necrotica con ife fungine intralesionali. La coltura dell’ulcera corneale dell’occhio sinistro evidenziava la crescita moderata di una flora fungina mista costituita da Curvularia sp. e Aspergillus sp.


Si somministrava una soluzione oftalmica con miconazolo e le ulcere di entrambi gli occhi guarivano, mentre permaneva l’edema corneale. Dopo una terapia di due mesi con miconazolo, tramadolo, acetilcisteina, pomata salina ipertonica, lacrime artificiali e lavaggi con soluzione salina ipertonica, l’occhio destro tornava normale e presentava solo una piccola cicatrice. L’occhio sinistro rimaneva invece tisico. Si tratta, notano gli autori, della prima segnalazione di una cheratite fungina in un rettile selvatico e in una testuggine del deserto.



“Fungal keratitis in a gopher tortoise (Gopherus polyphemus)” Myers DA, Isaza R, Ben-Shlomo G, Abbott J, Plummer CE. J Zoo Wildl Med. 2009 Sep; 40(3): 579-82.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD

mg.monzeglio@evsrl.it